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Accordo in Grecia sul taglio ai debiti: ma la strada è ancora in salita


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21 feb 2012


Atene propone ai grandi creditori privati un pesante taglio ai rimborsi. L’accordo potrebbe tuttavia non bastare a salvare Atene, e non sono quindi escluse conseguenze per gli altri obbligazionisti.
· I ministri finanziari dell’eurozona hanno raggiunto un accordo per sbloccare i 130 miliardi di aiuto alla Grecia. L’accordo sblocca anche le trattative con i grandi creditori privati (banche, assicurazioni, fondi di investimento) che detengono 200 dei 350 miliardi di debito pubblico ellenico.
· La proposta di Atene ai grandi creditori privati prevede un taglio del 53,5% nel valore del rimborso delle obbligazioni. Il 46,5% residuo non sarà però pagato in contanti: il 15% sarà rimborsato con un bond biennale emesso dal “fondo salva-Stati”, e il 31,5% con un bond greco trentennale con cedole del 3% fino al 2014, 3,75% fino al 2020 e 4,3% dal 2020 al 2042.
· Anche supponendo che il bond del fondo salva-Stati (di cui ancora non si conoscono le caratteristiche) valga il 100% del suo valore nominale, il basso importo delle cedole del bond greco fa sì che l’entità del taglio non sia in realtà del 53,5%, ma superiore. Quanto esattamente? Dipende dalla credibilità che Atene avrà sul mercato dopo questa operazione, e di conseguenza quali tassi di interesse dovrà pagare sul debito residuo.
· In media, le obbligazioni trentennali in euro offrono un rendimento del 4,9% lordo. Se Atene pagasse questo tasso di interesse, il prezzo di mercato del suo bond non sarebbe 31,5 ma meno di 20, e l’ammontare totale del rimborso ottenuto (compreso il bond del fondo salva-Stati) sarebbe pari a meno di 35, quindi il 35% di quanto inizialmente investito. Ma stiamo ancora parlando di un’ipotesi più che ottimistica: se solo Atene pagasse quanto l’Italia per i suoi BTp trentennali (il 6% lordo), il valore del suo bond trentennale scenderebbe a poco più di 17. E ancora non è finita: il mercato, “scottato” dal taglio dei rimborsi, non si fiderà di Atene se non in cambio di interessi ancora più elevati: tanto per fare un esempio, l’Islanda (che pure non è andata in default, ma ha dovuto pesantemente intervenire a soccorso delle sue banche) paga ancora il 14% lordo su un bond relativamente breve (scadenza 2016). Nella tabella qui sotto trovate quanto vale la proposta di scambio di Atene in base al tasso di interesse di mercato dei titoli greci.
 
Tasso di interesse di mercato per i titoli greci
Prezzo del bond trentennale greco (valore nominale 31,5)
Prezzo del bond del fondo salva-Stati (1)
Valore complessivo del rimborso
4,9%
19,5
15
34,5
6%
17,1
15
32,1
7%
15,3
15
30,3
8%
13,8
15
28,8
9%
12,5
15
27,5
10%
11,4
15
26,4
11%
10,5
15
25,5
12%
9,7
15
24,7
13%
8,9
15
23,9
14%
8,3
15
23,3
15%
7,7
15
22,7
(1) Non essendo per ora note le caratteristiche del bond, supponiamo un valore di mercato pari al suo valore nominale.
 
· Da queste cifre si può capire che l’offerta di Atene è tutt’altro che generosa, anzi pone la Grecia al livello dei peggiori default come quello argentino. La massiccia adesione dei grandi creditori privati, quindi, non è affatto scontata, e questo rischia di avere pesanti conseguenze anche sui piccoli investitori.
· Se tutti (o quasi) i grandi creditori aderissero all’offerta, Atene potrebbe riuscire (seppure con molta fatica) a ripagare gli altri obbligazionisti, che ne uscirebbero quindi vittoriosi con un rimborso integrale del valore delle loro obbligazioni.
· Ma se l’adesione sarà più limitata, come temiamo, Atene potrebbe arrivare a imporre “forzosamente” (e non più su base volontaria) il taglio ai rimborsi a tutti i creditori, grandi e piccoli.
· Contando i tempi lunghi per recuperare i vostri soldi in caso di default e le ulteriori spese che qui non abbiamo per semplicità considerato (come le commissioni di compravendita, che se calcolate sul valore nominale pesano parecchio) non vale la pena di speculare sui titoli greci.