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Alcuni modi per "valutare" le valute


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Facciamo luce sui diversi criteri di analisi che possono essere adottati per confrontare tra loro valute diverse e capire l'evoluzione dei cambi.

Un metodo grezzo: la media storica dei cambi

Un modo facile, ma approssimativo, per conoscere la sopra (o sotto) valutazione di una moneta rispetto a un'altra è guardare alla media storica del loro rapporto di cambio a cui, nel lungo periodo, anche il cambio attuale tende in genere a conformarsi.

Gli hamburger fanno il giro del mondo…

· Un altro modo per confrontare le valute parte dall'idea per cui uno stesso prodotto deve costare la stessa cifra in tutti i Paesi (altrimenti converrebbe acquistarlo dove è meno caro e venderlo dove costa di più). Su questa teoria (detta parità assoluta del potere d'acquisto) è costruito il famoso indice Big Mac, basato sull'assunto che l'hamburger Mc Donald's è fatto ovunque con gli ingredienti e la manodopera trovati in loco, ed è quindi una sintesi dei prezzi di quei mercati. Vediamo come funziona.

· Se il Big Mac costa 2,71 euro in Europa e 2,71 dollari negli Usa il cambio sulla base di questa teoria dovrebbe pari a: 2,71 euro (costo del Big Mac in Europa) diviso per 2,71 dollari (costo del Big Mac negli Usa) uguale a 1. Se il tasso di cambio è minore significa che il dollaro dovrà salire fino alla parità di 1 euro per dollaro. Quindi per sapere quanto è sopravvalutato l'euro basta prendere il valore della parità teorica (1), dividerlo per il cambio e sottrarre 1. Ovviamente la sottovalutazione del dollaro è il reciproco.

· Il Big Mac, però, non è sempre significativo e in alcuni casi i suoi risultati van presi con le pinze (ad esempio la sopravvalutazione del franco Svizzero non è sempre stata registrata correttamente da questo metodo).

…ma a volte il Big Mac non basta

· Noi utilizziamo al posto dei metodi fin qui illustrati, la teoria della parità relativa del potere d'acquisto. Questa teoria, a differenza di quella del Big Mac, prevede che il rapporto di cambio tra due monete evolva in modo tale che gli abitanti dei due Paesi in cui circolano mantengano nel tempo lo stesso potere d'acquisto. In quest'ottica uno stesso prodotto non deve per forza costare uguale nei due Paesi (come dice il Bic Mac), ma possono esserci differenze in funzione del tenore di vita. In Svizzera, ad esempio, la vita è cara, ma non c'è ragione perché la differenza di potere di acquisto fra Italia e Svizzera porti a una correzione dei tassi di cambio. Solo se il divario fra il potere di acquisto dei due Paesi si acuisse, allora sì che il Franco si troverebbe nella situazione di doversi deprezzare: infatti una forte crescita dei prezzi renderebbe meno competitiva l'economia elvetica, rendendo necessario un calo del franco.

· Per stimare inoltre l'evoluzione a lungo termine dei cambi teniamo conto della differenza fra l'inflazione attesa a lungo termine nei vari Paesi. Ad esempio la differenza tra inflazione attesa negli Usa e nella zona euro è dello 0,5%. La Banca centrale europea dà, infatti, più importanza al controllo dell'inflazione di quanto faccia la Banca centrale Usa e, quindi, nel lungo termine, l'inflazione dovrebbe erodere il potere di acquisto delle famiglie americane più di quanto accade per quelle europee, giocando, come abbiamo potuto costatare dagli anni '70, a sfavore del dollaro. Per questo motivo ridimensioniamo il potenziale di crescita del biglietto verde da qui a 10 anni rispetto a quello che avrebbe da qui a cinque anni.

DOLLARO IN MARCIA

Quando la linea dei cambi effettivi (in grassetto) si incrocia con quella dei cambi teorici (linea sottile) il dollaro è correttamente valutato. In caso contrario col tempo la differenza tra le due linee tende, teoricamente, a chiudersi.