21 ott 2011
· A dicembre saranno 10 anni che l’Argentina ha deciso di non pagare i suoi debiti. Dopo due offerte di rimborso, una nel 2005 e una nel 2010, lo Stato sudamericano ha preso per sfinimento i suoi creditori, ottenendo una sorta di condono tombale pagandolo, tutto sommato poco. Noi alla fine, in Soldi Sette n° 885 vi avevamo detto di aderire alla seconda offerta perché era oramai chiaro che a livello internazionale con la crisi in atto, dei piccoli risparmiatori coinvolti nel Tangocrack dieci anni fa, importava assai poco.
· Certo restava aperta la via dell’arbitrato Icsid (una sorta di tribunale internazionale dei debitori costituito in seno alla Banca mondiale), ma l’estrema lentezza con cui si stava muovendo questa procedura non ci faceva prevedere una fine in tempi brevi. E, infatti, solo ad agosto 2011, dopo sei anni dall’annuncio del ricorso Icsid, il tribunale internazionale ha dichiarato ammissibile il ricorso (vedi Soldi Sette n° 948) senza ancora entrare nel merito. C’è da dire che a settembre, con una richiesta giudicata “temeraria” da parte della TfArgentina (l’ente di emanazione bancaria che sta seguendo la causa per gli obbligazionisti), lo Stato sudamericano ha chiesto la ricusazione dei giudici che hanno ammesso il ricorso. La decisione dovrebbe venir resa nota a breve.
· Ciò detto, se Buenos Aires è senz’altro nella parte del cattivo, non è che le banche italiane che hanno venduto i titoli argentini a risparmiatori ignari dei rischi, siano stati degli angeli, hanno in molti casi delle colpe.
· Noi vi avevamo suggerito di tenere aperta la via di una causa alle banche inviando lettere interruttive della prescrizione per la loro responsabilità (vedi Soldi Sette n° 640 e 875): quella extracontrattuale si prescrive, appunto, nel giro di 5 anni dai fatti, quella contrattuale in 10 (mentre la nullità del contratto non va mai in prescrizione).
· Bene, vorremmo sapere quanti titoli argentini avevate acquistato e presso quale banca lo avevate fatto, se li avete ancora e se avete inviato le lettere interruttive della prescrizione. Già in molti avete risposto al questionario su www.altroconsumo.it/asp/SmartInquiry/SmartInquiry.aspx?src=275173 segno che il crack argentino fa ancora male. A chi non si fosse ancora presentato all’appello diciamo che è ancora in tempo per farlo.