18 apr 2011
“… Se avessi azioni giapponesi sicuramente non le venderei ora… solitamente eventi di questo tipo generano opportunità d’investimento…”. Questa la dichiarazione fatta da Warren Buffett in merito al disastro che ha colpito il Giappone e alle prospettive di un investimento nel Paese.
Buffett tira acqua al suo mulino
· Una dichiarazione che sembra disinteressata, ma è tutto fuorché tale! Se è vero che Buffett non ha investimenti rilevanti in società del Sol Levante – l’unico investimento diretto nel Paese è nella Tungaloy (componentistica per macchinari industriali), società non quotata in Borsa che pesa per molto meno del 5% sui risultati della sua Berkshire Hathaway (80,89 dollari le azioni di classe B) – è altrettanto vero che Buffett ha tutto l’interesse a non vedere i prezzi del listino nipponico sprofondare.
· La Berkshire Hathaway ha, infatti, venduto delle opzioni put sul listino giapponese. Sono una sorta di assicurazione contro il ribasso di quest’ultimo: se la Borsa scende Buffett deve risarcire il cliente a cui ha venduto l’assicurazione, altrimenti, se sale, non gli dovrà nulla (in ogni caso ha già intascato il “premio” assicurativo). Morale: se la Borsa tracolla, le perdite per il guru possono essere notevoli.
Perdite potenziali consistenti
· Quanto? Sul bilancio della Berkshire non sono riportati i dettagli di tutte le opzioni put vendute: sappiamo solo che ha incassato “premi” assicurativi per circa 100 milioni di dollari per ciascun contratto. Proviamo, però, a fare una valutazione delle perdite sulla base di un’ipotesi catastrofica di un crollo immediato della Borsa giapponese dell’80%.
· Si sa, per fare il capitalista c’è bisogno di pelo sullo stomaco: Buffett ce l’ha, ma anche i suoi collaboratori non scherzano! Forse fin troppo. Un manager della Berkshire – e mica uno qualsiasi, quello che da molti era considerato il delfino di Buffett – ha, infatti, comprato a inizio gennaio azioni Lubrizol a 104 dollari, per un investimento complessivo di circa 10 milioni di dollari. E guarda caso, poche settimane dopo, la Berkshire ha deciso di conquistare il controllo della Lubrizol pagando le azioni 135 dollari l’una! Un guadagno di 3 milioni di dollari è davvero un bell’affare!
· Fare soldi sfruttando informazioni riservate è reato, tanto che la “Consob” americana sta indagando. Buffett, però, minimizza: ammette di esser stato a conoscenza dell’acquisto fatto dal manager, ma sottolinea che la decisione di conquistare la Lubrizol non sia stata in alcun modo influenzata da quella notizia. Sarà, ma allora perché il buon Buffett ha deciso proprio questa volta di accettare le dimissioni di quel collaboratore, dopo averle rifiutate per ben due volte negli scorsi anni?
· Usando per la stima i prezzi delle opzioni put di Piazza Affari, un’ipotesi “forte”, ricaviamo che uno scenario del genere comporterebbe per ciascuna put un danno pari a circa 40 volte il premio incassato. Anche se Buffett avesse venduto solo un’opzione sulla Borsa giapponese, la perdita potenziale potrebbe essere comunque, al minimo, pari a 4 miliardi di dollari: in pratica circa il 50% dell’utile registrato dalla Berkshire Hathaway per il 2010!
· Tra l’altro Buffett ha venduto opzioni put anche su listini di altri Paesi (Usa, Regno Unito, Europa): se la Borsa giapponese dovesse scendere tanto, probabilmente lo farebbero anche gli altri mercati, portando la Berkshire a perdite devastanti. Siamo molto severi con Buffett, ma la colpa è sua: se il bilancio fosse meno opaco, e riportasse l’indicazione di tutte le operazioni in derivati, potremmo anche noi valutare le potenziali perdite in modo più preciso. Tant’è vero che gli abbiamo scritto, in qualità di azionisti, chiedendo un dettaglio delle posizioni in derivati.
Un bilancio con le spalle larghe
· Bisogna allora correre a vendere le azioni Berkshire? No. Innanzitutto Buffett, che ha venduto le opzioni tra il 2004 e il 2008, non scommette su una risalita del listino a breve, ma entro il 2018. Sarà, infatti, il livello della Borsa nipponica a partire dal 2018 a determinare se Buffett dovrà risarcire il cliente o no (lo stesso vale per le put sugli altri mercati: la Berkshire ha venduto opzioni put di stile europeo con scadenza compresa tra il 2018 e il 2026).
· Inoltre noi abbiamo ipotizzato volutamente uno scenario catastrofico. Ma anche in condizioni di severa crisi il bilancio della Berkshire potrebbe reggere: alla fine del 2008, l’anno del tracollo dei mercati per la crisi subprime, il bilancio della Berkshire ha registrato 3 miliardi di dollari di utile, pur dovendone scontare oltre 7 di perdite su derivati.
· Morale: noi la nostra azione Berkshire di classe B continuiamo a tenerla. Sarebbe, però, bene che la “Consob” americana vigilasse più attentamente sui movimenti della società e sui suoi conflitti d’interesse (vedi riquadro).
Per ora non prendete posizione sul Giappone
· Buffett ha ragione a essere ottimista sulle prospettive della Borsa giapponese nel lungo termine? Come detto su Soldi Sette n° 924 la ricostruzione potrebbe sostenere in futuro l’economia del Paese. Al momento, però, data la difficile situazione delle finanze pubbliche e dato che è ancora difficile quantificare i danni del disastro non è facile prevedere i tempi di questa ripresa. Tanto più che le notizie che arrivano dalla centrale di Fukushima sembrano disegnare uno scenario peggiore di quello stimato.
· Dal giorno dello tsunami la Borsa nipponica ha ceduto complessivamente il 6,5%: se i danni complessivi dovessero in effetti dimostrarsi superiori alle previsioni, è possibile che il listino, già di per sé caro, possa scendere ancora. Al momento non è il caso di investire sulla Borsa giapponese.