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Che sarà di noi?


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13 feb 2012


La domanda non è peregrina, visto che il via libera del parlamento greco è un passo importante ma non decisivo per la salvezza di Atene. I mercati, scafati e rassegnati, non si aspettano molto. Per bene che vada la Grecia concorderà con le banche, quindi solo su una parte del debito, un taglio fino al 75% di quanto deve. Male che vada fallirà, quindi taglierà lo stesso parte del debito. Se il default greco sarà condotto bene, non ci sarà differenza rispetto all’accordo con le banche: i mercati si toglieranno dalla scarpa il granellino delle incertezze su che farà la Grecia e potrebbero tornare a sorridere. Se, però, il default greco dovesse essere condotto male o spingere altri Paesi a farci un pensierino, il buonumore non è garantito. Lisbona potrebbe, infatti, seguire Atene e scegliere di fare default pure lei visto che, sì è messa meglio, ma i portoghesi sono cittadini assai indebitati e lo Stato potrebbe non farcela a imporre misure di lacrime sudore e sangue. Al colpo assestato alle banche francesi assai esposte su Atene si aggiungerebbe, infatti, quello assestato agli istituti di credito del resto d’Europa da Lisbona. Le conseguenze? Un nuovo crollo della fiducia tra le banche con una nuova crisi di liquidità che segherebbe le gambe alle Borse facendo salire i tassi. Quanto è probabile questo scenario? Tutto sommato poco, noi restiamo ottimisti, sia perché la Banca centrale europea sta già da tempo inondando i mercati di liquidità, sia perché non c’è nulla che non sia già stato previsto. I mercati hanno già provveduto da tempo a scontare il peggio.