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Come scegliamo i mercati?


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Hai letto un’analisi pubblicata da Soldi Sette e vuoi dei chiarimenti in merito? Gli esperti di Soldi Sette sono a tua disposizione. Che sia per spiegarti un termine tecnico un po’ difficile, o per approfondire le ragioni di un consiglio, sapranno darti risposte precise.

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Che cosa sta dietro ai nostri grafici a torta intitolati "I nostri portafogli?". Sulla base di quali elementi costruiamo i nostri consigli per investire in fondi? Questo mese vi proponiamo una visita guidata all'interno dei nostri "laboratori" per vedere come vi si lavora.

I "mattoncini" dell'analista

· Alla base di ogni analisi finanziaria volta a trovare delle soluzioni di investimento stanno due elementi base: il rendimento che ci si aspetta di ottenere e il rischio che si deve correre nel tentativo di spuntare questo rendimento.

· La scienza economica è solita definire il rendimento come un premio per il rischio che si corre quando si investe. Più è alto è il rischio, più, in linea teorica, è possibile spuntare rendimenti elevati.

· Rendimento (atteso) e rischio di un mercato (azionario o obbligazionario) sono di solito riassunti in un numero (una percentuale). All'interno del riquadro I numeri su cui costruiamo le analisi trovate una spiegazione di come arriviamo a calcolare questo valore percentuale per ognuno dei mercati che prendiamo in considerazione. Nei prossimi paragrafi, invece, vi spieghiamo come questi numeri contribuiscono a scegliere questo o quel mercato.

I numeri su cui costruiamo le analisi

· Per stimare i rendimenti attesi facciamo due ragionamenti diversi, a seconda che si tratti di obbligazioni, oppure di azioni.

· Per le obbligazioni consideriamo i rendimenti a scadenza sui titoli di Stato con vita residua di 7-10 anni (indici Datastream). Quindi aggiungiamo le nostre attese sulla valuta in cui sono espresse (vedi oltre), sottraiamo l'importo medio delle spese che dovreste sostenere per investire in obbligazioni e che approssimiamo con le commissioni di gestione dei migliori fondi obbligazionari sul mercato (ad esempio l'1% per le obbligazioni in euro), e il 12,5% di imposte.

· Per le azioni prendiamo in considerazione: il dividendo medio staccato dalle azioni della Borsa in considerazione (basati sulle nostre stime, tranne che per Australia e Giappone dove la fonte è Datastream) e il tasso di crescita del dividendo (che approssimiamo con il tasso di crescita dell'economia fonte Ocse). Insieme ci danno una buona descrizione del rendimento di un mercato azionario (compresa la differenza tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita dei titoli). Anche in questo caso teniamo conto della tassazione, della valuta, e dell'importo medio delle spese che dovreste sostenere per investire in azioni, che approssimiamo con le commissioni di gestione medie di un fondo azionario scelto tra i migliori (vanno dal 1,5% all'1,8%).

· Facciamo un esempio per chiarire meglio come funzionano questi calcoli, utilizzando le nostre attese sulla Borsa Usa a 10 anni. Il dividendo medio del mercato Usa è del 2,47%. Il rendimento atteso delle azioni Usa è dato, quindi, dal dividendo medio al netto della tassazione, che negli Usa è del 30%, ossia (2,47%) x (1-30%)= 1,73%. A questo punto aggiungiamo la crescita attesa nel lungo periodo dell'economia Usa, che è del 6,09% e l'evoluzione attesa del dollaro (-0,33%), quindi sottraiamo costi per l'1,8%. Otteniamo quindi 1,73% + 6,09% - 0,33% - 1,8%= 5,69% a cui applichiamo la tassazione del 12,5% sui guadagni di Borsa, ottenendo un risultato pari a (5,69%) x (1-12,5%)= 4,98%.

· Per il rischio utilizziamo lo squarto quadratico medio, un indicatore statistico che descrive la volatilità dei mercati e che calcoliamo per gli ultimi 5 anni. L'utilizzo di un dato storico non distorce in maniera eccessiva le nostre analisi, in quanto la volatilità dei mercati è si evolve lentamente e quindi il valore degli ultimi cinque anni calcolato oggi costituisce una buona approssimazione del futuro.

· Ovviamente non effettuiamo questi calcoli per tutti i mercati possibili e immaginabili, ma solo per alcuni. In particolare il criterio di scelta che ci guida nella selezione dei mercati è basato su di un criterio fondamentale: l'esistenza di un fondo commercializzato in Italia che investa in questo mercato (se è impossibile investirci è inutile che ve lo consigliamo) e il fatto che questo fondo abbia almeno una stella di valutazione.

· Poco sopra abbiamo accennato al problema della sopra o sottovalutazione delle valute rispetto all'euro. Per farne una stima noi ci ispiriamo alla teoria della parità relativa del potere di acquisto tra le monete per cui nel lungo periodo il rapporto di cambio tra due monete si evolve in modo tale che gli abitanti dei due Paesi in cui circolano queste valute mantengano lo stesso potere di acquisto. Ciò non significa che un bene deve costare lo stesso in due Paesi, ma che possono esserci differenze a livello di tenore di vita.  Ciò ovviamente comporta che per il futuro il livello di una valuta rispetto a un'altra dipenda in buona misura dal differenziale di inflazione tra le due valute: a un tasso elevato di inflazione è, infatti, associata una valuta più debole. Trovate ulteriori informazioni al link: http://www.soldi.it/map/show/266010/src/4782603.htm.

Ragionare per portafogli

· Quando si investe lo si fa in genere scegliendo un insieme di mercati e questo insieme di mercati viene detto comunemente portafoglio – ad esempio si dice vi consigliamo un portafoglio investito in azioni italiane, obbligazioni in euro e  dollari americani...

· Come ad ogni singolo mercato è possibile associare un valore che ne indica il rendimento atteso e un altro che ne indica il rischio, così è possibile fare per un portafoglio.

· Il rendimento di un portafoglio è dato dalla media dei rendimenti dei singoli mercati in cui il portafoglio è investito, e la stessa cosa vale in un certo senso per il rischio. Abbiamo detto in un certo senso perché per il rischio le cose sono più complicate, non basta fare la media. Ad esempio su di un Portafoglio composto per metà da titoli di Stato italiani in euro e per metà azioni italiane non basta prendere il rischio associato a Milano (ad esempio il 18,03% di volatilità) e quello associato ai titoli di Stato italiani (ad esempio il 4,23%) e fare la media: 18,03% x 0,5 + 4,23% x 0,5 = 11,13%, perché occorre tenere conto di come questi due mercati sono tra di loro correlati (cioè l'andamento di uno può essere influenzato in maniera positiva o negativa dall'andamento dell'altro). In particolare i titoli di Stato italiani tendono spesso ad apprezzarsi in momenti in cui la Borsa è in difficoltà, e per questo motivo il rischio di un portafoglio di azioni italiane e di titoli di Stato italiani è un po' meno della media del rischio delle due singole forme di investimento prese da sole.

Come nascono i nostri portafogli

· Una volta che vi abbiamo spiegato come calcoliamo rischio e rendimento dei singoli mercati e come li aggreghiamo tra di loro nei portafogli passiamo alla fase successiva che possiamo esemplificare nel grafico A spasso sulla curva.

· Sull'asse verticale trovate i rendimenti che è possibile aspettarsi da un investimento, su quello orizzontale il rischio. Ogni punto nel grafico rappresenta un portafoglio così come è descritto dalla coppia di valori percentuali dati dal suo rendimento atteso e dal suo rischio. Ogni portafoglio è costruito utilizzando rendimenti e rischio attesi dai mercati (azionari e obbligazionari) che prendiamo in considerazione ogni mese. I punti nella parte superiore del grafico sono associati a rendimenti più elevati, i punti a destra sono associati a un rischio più elevato. Quindi i portafogli più redditizi e meno rischiosi sono quelli in alto a sinistra.

· Se invece che solamente alcuni portafogli come in questo grafico, avessimo considerato tutti quelli possibili e immaginabili (con qualche limitazione, vedi tabella Qualche limite) avremmo ottenuto una nuvola di punti densissima il cui limite superiore è indicato dalla linea (detta dagli economisti frontiera efficiente).

· Visto che come abbiamo detto i portafogli più redditizi e meno rischiosi sono quelli in alto a sinistra, ciò significa che su questa linea di confine stanno tutti i portafogli che, per un dato livello di rischio, hanno il rendimento atteso massimo possibile. I portafogli che vi consigliamo sono scelti proprio sul filo di questa curva.

· Nel grafico ne abbiamo indicati tre sulla curva: in ordine di rischio crescente da sinistra a destra sono quello difensivo, quello neutro e quello dinamico.

· Ovviamente non li abbiamo pescati "a caso" lungo la linea del fronte, ma sulla base della loro capacità di offrire in futuro un guadagno superiore alle nostre attese d'inflazione futura. In particolare quello difensivo offre una probabilità di battere l'inflazione del 90%, quello neutro offre una probabilità dell'85% e quello dinamico offre una probabilità dell'80%, ovviamente questa probabilità è valutata secondo il profilo temporale dell'investimento (5, 10 o 20 anni).

QUALCHE LIMITE

Mercato

Percentuale massima

BORSE

Milano

35%

New York

35%

Area euro

35%

Altre Borse (Bric esclusi)

20%

Borse Cinesi

10%

Borsa russa, indiana, brasiliana

5%

OBBLIGAZIONI

in euro

100%

in altre valute

20%

Per tenere una certa diversificazione i nostri modelli impediscono a un mercato di emergere più degli altri imponendogli i limiti che vedete qui sopra.

 

L'ultimo passo: il tocco dell'analista

Per tenere una certa diversificazione i nostri modelli impediscono a un mercato di emergere più degli altri imponendogli i limiti che vedete qui sopra.

· Ovviamente le cose non finiscono qui, c'è ancora un'ulteriore fase di sistemazione dei dati costituita dagli arrotondamenti (i portafogli che vi consigliamo per essere anche attuabili dal punto di vista "pratico" non possono avere tagli dell'1% o del 6,5%, quindi ripartiamo le singole poste con un taglio minimo del 5% o suoi multipli).

· Per operare questi arrotondamenti è necessaria, quindi la mano dell'analista che, però, non si limita a effettuare gli arrotondamenti, ma introduce nell'analisi anche altre informazioni. Una tra tutte: il modello non tiene conto del dispendio di energie e dei costi (fissi di acquisto, ma anche commissioni percentuali di acquisto) che rendono particolarmente oneroso per chi acquista fondi in un'ottica temporale di 5, 10 o 20 anni, riallocare le sue risorse ogni mese per inseguire i mercati. Compito dell'analista è, quindi, interpretare i dati del modello in maniera "dinamica", ossia rivedere di mese in mese le novità portate dal modello e decidere se introdurle subito nel portafoglio che viene pubblicato, o attendere che si consolidino nel tempo.

· Ad esempio può darsi che, come accade anche oggi, ad un tratto il modello inizi a consigliare di puntare una percentuale inferiore al 5% di un portafoglio sulle azioni svizzere. Il compito dell'analista è valutare se questa novità è una novità che entrerà stabilmente nel modello (la Borsa svizzera è interessante) o se si tratta di un fenomeno passeggero (questo mese Zurigo ha perso il 10% mentre le altre Piazze guadagnavano il 10% e quindi la sua entrata nel portafoglio è dovuta a un semplice effetto statistico che non dovrebbe avere ripercussioni strutturali).

· Inoltre l'analista, in presenza di un'offerta fondi scarsa, o di qualità non eccelsa (valutazione massima di solo **), può decidere di limitare la presenza di un singolo mercato. Ad esempio è ciò che accade con i titoli in corone svedesi che sono acquistabili solo con una scelta ristretta di prodotti e che quindi non sono disponibili facilmente a chiunque, a meno che non investa via internet.

I MIGLIORI SONO SULLA FRONTIERA

Sull'asse verticale abbiamo indicato i rendimenti, su quello orizzontale il rischio. Ogni portafoglio è rappresentato da un punto che accoppia rischio e rendimento. La linea indica il confine dell'area in cui sono contenuti i portafogli. Ogni portafoglio su questa linea è uno dei portafogli migliori (con minor rischio e maggior rendimento).