31 gen 2012
Aumenta il tasso di disoccupazione, ma ci sono diversi elementi che rendono un po’ meno amara questa notizia.
Dato attuale: 8,9%
Attese: 8,7%
Periodo di riferimento: dicembre 2011
Dato precedente: 8,8% (novembre 2011)
Nell’ultimo mese del 2011 il tasso di disoccupazione in Italia è salito dall’8,8% all’8,9%: una brutta notizia, resa ancora più negativa dal fatto che i pronostici si concentravano su un 8,7%.
Ci sono però alcuni elementi che mitigano la delusione di questo dato. Innanzitutto, le previsioni si basavano su un tasso di disoccupazione dell’8,6% a novembre, che invece è stato rivisto all’8,8%. Il mercato, quindi, era preparato a un lieve peggioramento del mercato del lavoro.
Inoltre, la quota di occupati non è calata: è stabile al 56,9% come nel mese precedente. A compensare l’aumento del numero di disoccupati è invece il calo del numero di inattivi, dal 37,6% al 37,5%: questa categoria comprende chi non ha lavoro, ma non sta nemmeno provando a cercarlo (magari perché troppo sfiduciato), quindi lo spostamento verso la categoria dei disoccupati potrebbe rappresentare quasi un passo avanti.
Infine, migliora, seppur di poco, la disoccupazione giovanile: è sempre elevata, ma passa dal 31,2% al 31%.
DISOCCUPAZIONE: PER SAPERNE DI PIÙ
Descrizione. Una volta al mese, l’Istat calcola la percentuale di disoccupati rispetto all’intera forza lavoro. Per disoccupati si intendono le persone tra 15 e 74 anni che presentano tutte le seguenti caratteristiche: sono senza lavoro, sono disponibili a iniziare a lavorare entro due settimane e hanno attivamente cercato lavoro nelle ultime quattro settimane. Per forza lavoro, invece, si intende il totale degli occupati e dei disoccupati.
Punti di forza. Fornisce un chiaro quadro della situazione produttiva di un Paese.
Punti di debolezza. È soggetta a revisioni continue, poiché i livelli di disoccupazione sono stimati sulla base di campioni relativamente poco estesi. Per l’Europa, poi, la significatività del dato è ridotta dal fatto che il mercato del lavoro è più “rigido” rispetto a quello americano, dove gli alti e bassi dell’economia si traducono più facilmente in una variazione del numero di occupati.
È in grado di influenzare i mercati? Sì. Un numero minore di disoccupati significa più persone che ricevono un reddito e che quindi si tramutano direttamente in consumatori. La crescita dei consumi, a sua volta, migliora le prospettive dell’economia contribuendo ad aumentare il Pil (la ricchezza complessivamente prodotta in un Paese). Un minor numero di disoccupati, quindi, è in genere accolto positivamente dalle Borse, anche se non bisogna trascurare il rischio di inflazione che può preoccupare le Banche centrali spingendole ad alzare i tassi. Viceversa un aumento dei disoccupati significa un’economia che arranca e un’inflazione più fredda: la Borsa scende, così come i tassi.