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20 feb 2012


IN EUROPA
Nel 4° trimestre il Pil dell’eurozona torna a calare. Ciò nonostante, l’indice Zew balza a sorpresa.
Dopo il magro +0,1% del 3° trimestre 2011, il Pil (la ricchezza prodotta) torna al segno meno nell’eurozona. Nel 4° trimestre 2011 il Pil è calato dello 0,3%, facendo solo lievemente meglio delle previsioni (-0,4%). La Francia rimane in crescita con un +0,2% e la Germania limita i danni a un -0,2%, ma a trascinare al ribasso ci sono altri Paesi, tra cui spicca il Portogallo (-1,3%). Anche l’Italia desta più di una preoccupazione, con un -0,7% doppiamente deludente: da un lato perché peggiore del -0,6% dei pronostici, dall’altro perché rappresenta il secondo segno meno consecutivo (-0,2% nel 3° trimestre) riportando l’Italia in recessione. Tornando all’eurozona, anche la produzione industriale di dicembre ha il segno meno (-1,1% mensile), ma come per il Pil le attese erano anche più pessimistiche (-1,2%). Stavolta, però, è la Germania a fare da zavorra (-2,7%) mentre l’Italia registra un buon +1,4%. Nel commercio con l’estero, risultati positivi sia per l’eurozona (saldo import-export positivo per 9,7 miliardi a dicembre) sia per l’Italia (saldo di 1,45 miliardi). C’è n’è abbastanza per risollevare l’umore degli esperti economici tedeschi, le cui opinioni sono riassunte nell’indice Zew: balza a febbraio da -21,6 a 5,4, un risultato che va ben oltre il -11,6 dei pronostici. In Gran Bretagna, nessuna sorpresa dal tasso di disoccupazione (fermo all’8,4%) né dall’inflazione (stabile al 3,6%). Le vendite al dettaglio crescono invece dello 0,9% mensile, meglio del previsto +0,2%.
NEL MONDO
Negli Usa il commercio e la produzione iniziano il 2012 sottotono, ma il mercato del lavoro soddisfa.
A gennaio, le vendite al dettaglio negli Usa registrano un +0,4% mensile che non soddisfa i pronostici (+0,8%). C’è però da dire che è solo il comparto auto, particolarmente volatile, a zavorrare i risultati con il suo -1,1%: senza questo settore, le vendite crescono dello 0,7%, meglio del +0,6% delle previsioni. I tentennamenti nelle vendite portano la produzione industriale a frenare: a gennaio resta ferma al palo, il mercato sperava in un +0,7% mensile. Rispetto a un anno fa, comunque, la produzione è aumentata del 3,4%. Non c’è quindi da preoccuparsi troppo per questa battuta d’arresto, tanto più che dal settore manifatturiero arrivano segnali positivi: l’indice Empire Manufacturing, che ne monitora lo stato di salute, sale da 13,5 a 19,5 (ci si aspettava solo un 14,2). Inoltre, il mercato del lavoro regge bene, con le richieste di sussidio che calano ai livelli minimi da 4 anni a questa parte: scendono da 361.000 a 348.000, si temeva salissero a 364.000. Buone notizie, infine, dai prezzi: quelli alla produzione salgono solo dello 0,1% mensile (attese +0,3%), quelli al consumo registrano un +0,2% (attese +0,3%) attestando l’inflazione annua al 2,9%. In Canada, invece, l’inflazione sale un po’ più del previsto: +0,4% mensile (+0,3% le attese) e +2,5% annuo. In Australia, il tasso di disoccupazione scende a sorpresa dal 5,2% al 5,1%; era visto in crescita al 5,3%. Le vendite al dettaglio brasiliane segnano un +6,7% annuo, ma il mercato puntava a un +7,6%.