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Effetto gennaio: la Candelora delle Borse


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01 feb 2012


 

Quando vien la Candelora dell'inverno siamo fora; ma se piove o tira il vento de l'inverno semo dentro.

Questo uno dei detti popolari legati alla Candelora, il giorno del 2 febbraio.
Per le Borse, esiste qualcosa di simile: si chiama “effetto gennaio”. In pratica, se il primo mese dell'anno va bene, allora, secondo la statistica, anche tutto il resto dell'anno dovrebbe essere brillante. Per la Borsa americana dal 1950 ha funzionato nell'80% dei casi (qui in basso trovate un nostro vecchio articolo in merito). E quest’anno? Per chi crede alla cabala sembra promettere bene: gennaio 2012 si è chiuso con un +4,4% per New York, +4,9% per Piazza Affari e +2,2% per l'indice che racchiude l'andamento dei principali 50 titoli europei.

Non è vero…ma ci credo
È davvero possibile che statisticamente esistano alcuni mesi in cui la Borsa tenda a fare meglio rispetto a altri? È davvero possibile che dall’andamento di alcuni mesi sia possibile capire come la Borsa si comporterà durante tutto l’anno?
Secondo il 41% di coloro che hanno partecipato al sondaggio presente la settimana scorsa sul nostro sito www.soldi.it, queste sono solo superstizioni senza alcun senso e ragione d’esistere. Eppure per quanto strano possa sembrare non solo c’è chi crede a queste “teorie”, ma vi sono anche schiere di studiosi che hanno cercato di dimostrare la scientificità di questi fenomeni.
 
L’effetto gennaio
· Il più famoso, forse, tra tutti gli effetti “stagionali” legati all’andamento dei prezzi di Borsa è il cosiddetto effetto gennaio: secondo questa teoria, gennaio è il mese dell’anno in cui statisticamente la Borsa tende a guadagnare di più.
· Di questo fenomeno si parla nella letteratura economica già nel 1942 e nel corso degli anni è stato “testato” espandendo l’analisi dal mercato americano a quello di altri Paesi anche in via di sviluppo: in uno studio condotto dalla Banca Centrale turca nel 1995, ad esempio, viene confermato come nel periodo tra il 1998 e il 1993 gennaio avesse fatto registrare un guadagno mensile medio del 22% nettamente superiore a quello fatto registrare dalla Borsa in qualsiasi altro mese.
· Ci siamo quindi divertiti a verificare l’esistenza di questo effetto sul mercato italiano. Partendo dai dati storici dell’indice Comit 30 abbiamo calcolato quanto la Borsa ha guadagnato o perso per ogni mese dell’anno dal gennaio 1974 al dicembre 2005, per un totale di 384 osservazioni – 32 risultati per ogni mese dell’anno.
· Come si vede dal grafico, mediamente sui 32 anni considerati, gennaio si è effettivamente dimostrato il mese più proficuo per la Borsa con un 5,29% di guadagno mensile, staccando di gran lunga il secondo mese migliore, febbraio con un guadagno medio nel periodo del 2,20%.
· Riducendo il numero d’osservazioni il risultato non cambia: se dal 1974 al 1989 gennaio resta in testa con un guadagno medio del 6,75%, nettamente migliore al secondo classificato, febbraio (+3,78%), dal 1990 al 2005 gennaio resta comunque il mese in cui la Borsa ha guadagnato di più (+3,85%) seppur non distaccando di così tanto il secondo mese migliore, dicembre (+3,52%). Continuando a ridurre il campione in sottoperiodi, gennaio risulta il mese migliore sia su archi di 8 anni – 11 volte su 25 rispetto a novembre e marzo. fermi a 4 su 25 - ,sia su archi di 4 anni – 11 volte su 29 rispetto a marzo e dicembre, fermi a 4 su 29.
· Cosa c’è dietro? Il motivo va cercato, secondo i più, nei regimi fiscali dei Paesi dei grandi investitori professionisti: vendendo a dicembre e ricomprando a gennaio eviterebbero infatti la tassazione sul capital gain mantenedo però di fatto l’investimento. Da un altro punto di vista i motivi potrebbero invece risiedere in una forma di “irrazionalità” – come appunto credere alla buona sorte di un mese piuttosto che di un altro - che secondo recenti studi neurologici influenzerebbero in realtà gli operatori di Borsa.
 
Chi ben comincia è a metà dell’opera?
· Gli effetti “miracolosi” di gennaio non sarebbero però finiti qui: secondo un’altra “superstizione” l’andamento di gennaio anticiperebbe l’andamento della Borsa durante tutto l’anno; in altre parole, se in gennaio la Borsa guadagna c’è da aspettarsi che la Borsa nell’anno vada bene.
· Sebbene questa teoria possa sembrare ancora più assurda della precedente, osservando l’andamento dell’indice S&P500 relativo al mercato americano dal 1950 al 2004 risulta che nell’80% dei casi il guadagno/perdita di gennaio si è poi riflesso sul guadagno/perdita del mercato a fine anno (percentuale che sale a oltre il 90% se si escludono gli anni con le maggiori distorsioni, come quelli degli attacchi terroristici o della guerra in Iraq). Non solo, ma anche sul mercato canadese, dal 1980 al 2002, gennaio ha mostrato “in anteprima” l’andamento dell’anno nel 68% dei casi.
· È vero anche da noi? Così pare: considerando nuovamente l’andamento annuale e mensile del Comit 30 dal 1974 al 2005, si ricava che nel 68,75% dei casi il guadagno o la perdita di Borsa di gennaio hanno effettivamente anticipato rispettivamente il guadagno e la perdita di Borsa di tutto l’anno.
· Basta dunque questo per aspettarsi un brillante 2006, considerato che Piazza Affari a gennaio ha messo su il 2,89%? Frenate gli entusiasmi: tutte le analisi presentate si basano su dati passati e quindi nulla dicono in merito al fatto che tali “ricorrenze” si ripresentino nel futuro. I motivi per cui i mercati salgono o scendono sono ben più complessi e non possono essere spiegati solo da ricorrenze statistiche per quanto marcate possano essere: non vi basate quindi su questi elementi per decidere le vostre strategie di investimento.