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Fiducia dei consumatori Usa: il 2012 parte male


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Chiarimenti finanziari:

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31 gen 2012


Dopo le buone notizie con cui aveva concluso il 2011, l’indice di fiducia inaugura il 2012 con un calo imprevisto.
 
Dato attuale: 61,1
Attese: 68,2
Periodo di riferimento: gennaio 2012
Dato precedente: 64,8 (dicembre 2011)
 
Improvviso sbalzo d’umore per i consumatori americani: l’indice della loro fiducia, calcolato dal Conference Board, vira inaspettatamente al brutto tempo. All’inatteso passo avanti registrato a dicembre fa infatti seguito un netto calo nel primo mese del 2012 (da 64,8 a 61,1). A rendere ancora più amari questi risultati, il fatto che il mercato pronosticava un ulteriore miglioramento, fino a quota 68,2.
Unica, magra, consolazione, il fatto che a peggiorare siano soprattutto le opinioni sulla situazione corrente, e un po’ meno quelle sulle prospettive future, che influenzano maggiormente le decisioni di acquisto e quindi i consumi.
Per quanto riguarda la situazione attuale, le persone la ritengono positiva calano dal 16,3% al 13,3%, aumentano dal 33,5% al 38,7% coloro che la pensano in maniera opposta.
Per quanto riguarda le prospettive future, invece, gli ottimisti che prospettano un miglioramento calano solo dal 16,8% al 16,6%, mentre i pessimisti salgono dal 13,4% al 15,1%.
 
FIDUCIA DEI CONSUMATORI USA:
PER SAPERNE DI PIÙ
Descrizione. Una volta al mese il Conference Board, istituto di ricerca statunitense, svolge un’analisi su un campione di 5000 famiglie per sondarne il grado di fiducia sulla situazione economica. Il risultato complessivo di questa indagine è anche suddiviso in due componenti: l’opinione sulla situazione attuale e quella sulla situazione futura (nei sei mesi successivi).
Punti di forza. È un dato tempestivo, che permette di anticipare gli “umori” del mercato e lo stato dell’economia.
Punti di debolezza. Descrive delle opinioni e delle aspettative e non dati economici certi.
È in grado di influenzare i mercati? Sì. L’indice di fiducia riassume la percezione dei consumatori riguardo il proprio reddito e le proprie condizioni economiche future. A sua volta, questa percezione influenza il livello dei consumi che negli Usa sono la principale componente del Pil (la ricchezza complessivamente prodotta in un Paese).