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L’Iran minaccia lo stretto di Hormuz e il nucleare torna di moda


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27 gen 2012


L’11 marzo sarà passato un anno dal disastro di Fukushima. Se in un primo momento il mondo è parso deciso a puntare su forme di energia alternative, complici le vicende travagliate dell’oro nero, e la difficile situazione del Medio Oriente, l’Atomo fatica a passar di moda. Secondo alcuni entro primavera la Cina autorizzerà nuove centrali, dopo averne congelate 12 in costruzione e 25 in avanzato stato di progettazione a seguito di Fukushima. Lo sforzo di Pechino potrebbe impegnare fino a 120 miliardi di dollari. Nel frattempo si schierano con l’atomo anche la Russia e, in un certo qual modo, pure il Giappone che, sì, prima o poi uscirà dal settore, ma ora vuole prolungare la vita dei reattori in servizio.
Se in Europa si parla tanto di energie alternative come l’eolico che sta avendo un grande successo in Romania, e la Germania ha deciso di uscire dal settore nucleare spingendo la stessa Siemens ad abbandonare il mercato, nel resto del mondo la fame di energia non permette questi lussi. I Paesi emergenti continueranno a costruire centrali, sordi ai timori che l’atomo genera. D’altronde se sono già attivi oltre 430 reattori nucleari in tutto il mondo, altri 61 sono in costruzione e non sempre, come accadde in Italia 25 anni fa, l’opinione pubblica è tanto sensibile alle conseguenze da rinunciare a miliardi di investimenti già fatti. Per questo, nonostante tutto, il settore nucleare non è morto e, soprattutto nel lungo periodo, è probabile che continui a svilupparsi.
· La percezione italiana del nucleare come di un settore destinato a scomparire non trova riscontri nel resto del mondo. Per quanto si tratti di una tecnica di produzione di energia dagli elevati costi occulti (in Germania corre voce che l’uscita dal nucleare costerà al Paese 1.700 miliardi da qui al 2030) e per quanto disastri come quelli di Fukushima inducano la gente a ripensare seriamente ai suoi rischi, bene o male resta una soluzione obbligata per molte nazioni che vogliono diminuire la loro dipendenza dal petrolio e che magari sono alle prese con una qualità dell’aria quantomeno dubbia, come accade per l’inquinatissima Cina.
·  Accanto a Pechino, sta poi un peso massimo come l’India che sta costruendo 6 centrali e secondo alcune fonti ne avrebbe già pianificate altre 17 e proposte ben 40. Tra l’altro proprio l’estate scorsa è stata annunciata la scoperta di un enorme giacimento di uranio a Tumalapalli nello Stato indiano dell’Andhra Pradesh; la qualità non era eccelsa, ma secondo alcuni era sufficiente a rifornire centrali da 8 mila megawatt per 40 anni; se si pensa che attualmente l’India di megawatt installati a nucleare ne ha solamente 4 e mezzo si capisce come i giochi del nucleare siano quanto mai aperti anche nel subcontinente.
 
Investire sull'atomo
· In questo contesto conviene ancora investire nell’atomo? La risposta è articolata e complessa: le prospettive del settore in termini di sviluppo nei prossimi anni non possono comunque far dimenticare che incidenti come quello di Fukushima in passato hanno inciso profondamente sulle quotazioni delle società attive nel settore (vedi grafico) e potrebbero tornare a farlo assai facilmente qualora si verificassero altri incidenti di simile portata.
 
LA CICATRICE DI FUKUSHIMA SULLE QUOTAZIONI DEL NUCLEARE
 
Il settore nucleare (indice in euro) è entrato in crisi con il disastro di un anno fa. Ora sta risalendo, ma le prospettive di crescita del mercato vengono soprattutto dai Paesi emergenti.
 
· In secondo luogo una lezione importante che viene dall’ultimo referendum italiano e dalle decisioni tedesche, è che è quantomeno importante guardare a società attive nel nucleare che siano aperte a tutto il mondo. Il fatto che la decisione di uscire dal nucleare presa della Merkel sia stata in grado di far uscire dal settore pure un colosso come Siemens, è indicativo del fatto che è comunque importante diversificare su più Paesi l’esposizone del proprio investimento nel settore nucleare in modo da limitare l’impatto delle scelte del legislatore.
· Facciamo ora il punto su alcune delle principali società attive nel settore. Iniziamo da quelle che fanno parte della nostra selezione di azioni. Quindi allargheremo lo sguardo a ulteriori attori del mercato.
 
Dalla nostra selezione azioni
·Enel (3,13 euro) è il gigante italiano dell’elettricità. In Italia, ovviamente, non ha impianti nucleari, ma all’estero ne ha diversi. Sei si trovano in Spagna in mano alla controllata Endesa, quattro sono in Slovacchia, nelle mani della controllata Slovenské Elektrárne. In Slovacchia sta poi realizzando due nuovi reattori presso Mochovce, mentre in Francia è impegnata nel progetto Epr di Flamanville a cui si aggiungerà quello di Penly. Altri progetti sono in Russia e in Romania. Da qui a fare di Enel una società per chi vuole puntare solo sul nucleare di strada ce ne corre, ma il titolo può costituire una occasione per entrare in punta di piedi nel settore: con 0,42 euro di utili per azione attesi nel 2012 e 0,41 euro nel 2013 è conveniente e da acquistare.
· La tedesca E.On (16,40 euro) al momento, vi permette di puntare sul nucleare, ma la decisione della Germania di uscire dal settore porterà una progressiva chiusura delle 4 centrali attive (altre due sono spente dai tempi di Fukushima). Il titolo non è adatto a puntare sul settore, inoltre, con 1,62 euro di utile per azione nel 2012 e 1,78 euro nel 2013 è correttamente valutato. Chi lo ha lo mantenga.
· L’americana Exelon (39,99 dollari Usa) è un produttore di elettricità presente nel settore con ben 17 reattori (in Soldi Sette n° 964 abbiamo fatto il punto sul suo rafforzamento nel nucleare). Ci attendiamo 2,7 dollari utile per azione nel 2012 e 2,62 per il 2013, è conveniente, acquistare.
·Finmeccanica (3,58 euro) è attiva nella difesa e nell’aeronautica, ma con la controllata Ansaldo nucleare ha una piccola attività nel nucleare e ha contribuito alla realizzazione delle due prime unità dell'impianto di Cernavoda in Romania. Noi ci attendiamo per il 2012 una perdita per azione pari a 0,21 euro (0,04 la perdita corrente) e per il 2013 un utile per azione di 0,11 euro. Al di là del fatto che la società è presente solo in maniera marginale nel settore, il titolo non vale un acquisto. È correttamente valutato e lo potete al più mantenere.
·General Electric (19,07 dollari Usa) è un colosso americano che fa un po’ di tutto e che non poteva mancare di avere una parte anche nel nucleare di cui si occupa della parte ingenieristica. Visto che fa di tutto, non è un titolo adatto per puntare solo sul nucleare, ma vi segnaliamo che, con 1,47 dollari di utile per azione attesi per il 2012 e 1,56 attesi per il 2013, è conveniente e merita un acquisto.
· Altro titolo implicato nel settore nucleare è il produttore elettrico spagnolo Iberdrola (4,60 euro). Ma anche qui si tratta di briciole: dal nucleare nei primi 9 mesi del 2011 è venuto meno del 9% della sua produzione. Certo è che con 0,51 euro di utile per azione da noi attesi per il 2012 e 0,55 euro per azione attesi per il 2013, il titolo è conveniente e vale un acquisto.
· Con l’inglese Rio Tinto (3.983 pence) arriviamo a parlare di chi estrae la materia prima per far marciare le centrali: l’uranio. Come per tutte le società fin qui viste, la sua relazione col nucleare vale solo una parte delle sue attività che vanno dall’alluminio al ferro, dai diamanti al rame. Produce oltre il 15% dell’uranio mondiale. Le nostre attese sono di un utile pari a 447,72 pence nel 2012 e a 500 pence nel 2013. Ai prezzi attuali è un titolo correttamente valutato, mantenere.
 
... e oltra la nostra selezione
· Siamo voluti andare oltre la nostra selezione e nella tabella trovate diversi titoli che partecipano delle prospettive dell’atomo. I migliori sono quelli che hanno degli indici di convenienza (prezzo/utile, prezzo/valore contabile) più bassi e il rendimento da dividendo più alto. Su questa base la svizzera Bkw Fmb Energie (32,3 franchi svizzeri) e la francese Electricité de France (17,655 euro) hanno degli indici interessanti. Vediamole nel dettaglio per conoscerle meglio.
·Bkw Fmb Energie è una società controllata dal canton Berna, ha una sola centrale nucleare e sette idroelettriche, nel 2010 ha venduto circa 11 Twh di elettricità e capitalizza in Borsa 1,5 miliardi di euro. A seguito di Fukushima la Svizzera ha, però, scelto di uscire dal settore e la centrale di Muhleberg di proprietà di Bkw verrà chiusa tra una decina di anni. Questa decisione non ha aiutato il titolo che nell’ultimo anno ha perso circa metà del valore, anche perché la società si dovrà in parte reinventare il suo futuro. Viste queste incertezze preferiamo non consigliarvene l’acquisto.
·Electricité de France (Edf) è controllata dallo Stato francese, ha decine di centrali e nel 2010 ha venduto 630 Twh di energia, di cui circa 410 fatti col nucleare e capitalizza 30 miliardi. La Francia è saldamente presente nel settore nucleare ed Edf dopo aver perso circa metà del suo valore nell’ultimo anno è ora conveniente anche se valutata all’interno dei nostri modelli. Ci sono, però luci e ombre: da un lato i continui problemi ai nuovi impianti in costruzione (leggi Flamanville) se già hanno pesato in passato sul titolo potrebbero pesare in futuro, da un altro lato il gruppo se pure eurocentrico ha messo un piede in diversi Paesi fuori Europa e, in particolare, ha interessanti accordi nel settore nucleare in Cina, Sud Africa e Brasile. Sapendo che ci sono queste luci e queste ombre il titolo può valere un acquisto. Non sarà, tuttavia, seguito da Soldi Sette in futuro, perché non entra nella nostra selezione.
 

UNA SELEZIONE DI DODICI SOCIETÀ ATTIVE NEL SETTORE NUCLEARE
Nome della società Che cosa fa? Prezzo al 26/1/2012 È quotata a? Utile per azione Prezzo/ utile * Prezzo/ valore contabile 2011 * Rendimento da dividendo ** Flottante ***
2011 2012 2011 2012
Ametek Produce strumentazionI 47,07 USD New York 2,37 2,65 21 17,8 3,56 0,51% 93%
Areva Costruisce reattori nucleari 19,38 EUR Parigi -3,83 1,27 - 15,2 1,03 - 17%
BHP  Billiton  (1) È attiva nel settore minerario 2199,5 pence Londra 3,95 (2) 4,24 (2) 8,7 (2) 8,1 (2) 1,86 (2) 2,82% 100%
Bkw Fmb Energie Produce energia elettrica 32,30 CHF Zurigo 3,28 3,77 9,8 8,6 0,59 7,74% 30%
Cameco Società mineraria produce uranio 23,68 CAD Toronto 1,01 1,27 23,4 18,6 1,71 1,69% 86%
Chicago bridge and ir. Produce strumentazionI 43,61USD New York 2,52 2,99 17,3 14,6 3,36 0,46% 100%
Electricité de France Produce energia elettrica 17,655 EUR Parigi 1,85 2,10 9,6 8,4 1,00 6,51% 16%
Emerson Electric Produce strumentazionI 52,07 USD New York 3,51 (3) 3,98 (3) 14,8 (3) 13,1 (3) 3,28 (3) 3,07% 100%
Paladin Energy Società mineraria produce uranio 1,73 AUD (4) Sidney 0,019 (2) 0,078 (2) 95,3(2) 23,2 (2) 1,12 (2) - 89%
Sgl Carbon Produce strumentazionI 39,68 EUR Francoforte 1,16 1,59 34,3 24,9 2,77 - 59%
Uranium One Società mineraria produce uranio 2,82 CAD Toronto 0,13 0,17 20,7 16,3 1,14 - 49%
Usec Produce uranio arricchito 1,63 USD New York -0,40 0,20 - 8,1 0,15 - 76%
NB: i dati sono al 26/1/2012; la fonte delle stime è il Consensus IBES. (*) più è basso, più il titolo è conveniente, il rapporto prezzo/ valore contabile è all’ultimo bilancio disponibile; (**) più è alto, più il titolo è interessante; (***) è la percentuale di azioni della società quotate in Borsa; (1) è quotata in pence, ma il bilancio è in dollari, per cui l’utile è indicato in dollari (2) l’anno contabile non chiude al 31 dicembre, ma al 30 giugno, per cui l’utile per azione e il rapporto prezzo/ utile relativi al 2011 sono al 30/6/12 e quelli relativi al 2012 sono al 30/6/13; il rapporto prezzo/ valore contabile è stimato al 30/6/12; (2) l’anno contabile non chiude al 31 dicembre, ma al 30 settembre, per cui l’utile per azione e il rapporto prezzo/ utile relativo al 2011 è al 30/9/12 e quello relativo al 2012 è al 30/9/13; il rapporto prezzo/ valore contabile è stimato al 30/9/12. (4) prezzo alle 15.30 del 27/1/12.
Il nucleare in Italia?
Era all’avanguardia, ma praticamente è uscito distrutto dai referendum del 1987. Enel riesce a produrre ancora energia nucleare grazie alle sue partecipazioni e ai suoi accordi all’estero (vedi qui a fianco), ma è soprattutto Sogin (società non quotata) che se ne occupa, ma per smantellare i vecchi reattori chiusi trent’anni fa. Il lavoro di Sogin dovrebbe terminare nel 2025 e costare in tutto 4,8 miliardi di euro.