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Listini azionari tra alti e bassi


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27 gen 2012


La prospettiva che la Banca centrale americana fornisca tanta liquidità a costo zero fino al 2014 ha dato fiato ai mercati azionari. I rialzi sono stati comunque moderati: il dato sul Pil Usa ha deluso.
La settimana delle Borse si è aperta subito bene. A dare ottimismo sono state le indiscrezioni sulla volontà di Francia e Germania di richiedere un allentamento dei requisiti di solidità patrimoniale delle banche. Questo consentirebbe non solo di evitare una stretta del credito e dare fiato all’economia, ma ridurrebbe anche i rischi di nuovi aumenti di capitale: non per nulla i titoli finanziari hanno festeggiato. Poi, però, sono arrivate le smentite e tra lo stallo delle trattative sulla ristrutturazione del debito greco e la mancanza di una posizione chiara della Germania sull’aumento della potenza del fondo salva-Stati gli entusiasmi si sono un po’ sgonfiati. I mercati sono comunque riusciti a galleggiare grazie ad alcuni buoni risultati societari. In particolare migliori delle attese sono stati quelli di Johnson & Johnson, società i cui conti sono considerati un termometro della salute dell’economia. Mercoledì sera è, però, tornato il buonumore. In particolare i mercati hanno gradito la decisione della Banca centrale americana di mantenere i rubinetti della liquidità aperti fino almeno al 2014 (prima si parlava del 2013). Ottima anche la reazione dell’oro: il fiume di liquidità a basso costo potrebbe sia frenare il recupero del dollaro nei confronti dell’euro, sia spingere in alto l’inflazione. Due condizioni ideali per esaltare il ruolo dell’oro come porto sicuro per gli investimenti. Il buonumore è stato sostenuto anche dai conti record di Apple e di Netflix (importante società Usa dei media). Occhio, però, che non significa che tutto vada bene: i dati, più deboli del previsto, sulla vendita di case nuove negli Usa e sul Pil americano (la ricchezza prodotta) annunciati sul finire della settimana hanno un po’ riportato i mercati coi piedi per terra.