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Ing in rosso: la zucca rischia di marcire?

Il gruppo bancario olandese Ing, quello che controlla Ing Direct che in Italia ha lanciato il Conto arancio, settimana scorsa ha preannunciato una perdita per il 2008 di un miliardo di euro. Molti di voi ci hanno contattati preoccupati: la prudenza e' d'obbligo, ma non e' il caso di ritirare i soldi dal Conto arancio.

I conti di Ing colpiti dalla crisi

· Dopo aver registrato, nel corso del terzo trimestre dell’anno scorso, i primi conti in rosso della sua storia, Ing archivia un quarto trimestre ancor più pesante e preannuncia che il bilancio del 2008 si chiuderà con una perdita di un miliardo di euro (0,49 euro per azione).

· Per far fronte alla crisi, Ing ricorre a una serie di misure drastiche: sostituisce il management e annuncia il taglio di 7.000 posti di lavoro, una manovra che dovrebbe consentirle già nel 2009 risparmi per un miliardo di euro.

· Non solo, ma per rafforzare la sua solidità, ricorre anche a degli aiuti statali: il governo olandese si assumerà all’80% i rischi di eventuali perdite sugli investimenti in mutui americani, lasciando a Ing solo il restante 20%.

Indicatori migliori di quelli di altre colleghe

· Come impattano queste manovre sulla solidità del gruppo? Nella tabella “La solidità delle banche europee” abbiamo riportato il Tier 1 capital ratio dei principali gruppi bancari europei. L’indice esprime quanta parte del patrimonio è disponibile per far fronte agli impegni e ai rischi contratti dalla banca ed è calcolato alla luce delle manovre “d’aiuto” di cui questi gruppi beneficeranno. Il 9,5% di Ing è inferiore solo al 10% di Deutsche Bank e al 10,8% di Ubs.

· In tabella abbiamo riportato anche il Core Tier 1 capital ratio, indicatore ancora più stringente del primo perché esclude dal patrimonio a disposizione della banca tutte quelle obbligazioni, quei certificati di deposito o quegli altri titoli emessi dalla banca chiamati “ibridi” in quanto considerati “quasi” una forma di capitale. In questo caso il 7,4% di Ing risulta migliore della media delle banche inglesi (per cui il valore oscilla intorno al 6,5%) e in linea con quello del colosso francese Bnp Paribas (al 7,4%).

· E rispetto alle banche italiane? Nella tabella “La solvibilità delle banche italiane” abbiamo riportato gli stessi indicatori per i primi 5 gruppi di casa nostra. I dati sono ricavati dalle ultime relazioni trimestrali disponibili e non tengono quindi conto né dell’ulteriore deterioramento dell’ultimo trimestre dell’anno (nessuna ha ancora pubblicato i dati dell’ultimo trimestre) né delle eventuali manovre volte a rafforzare la solidità (nessuna ha ancora ricevuto aiuti statali e l’unica grande manovra di rilievo è l’aumento di capitale di Unicredit che dovrebbe registrare un aumento del Core Tier 1 capital ratio dal 5,7% al 6,7%). Come potete vedere, neppure il Banco Popolare, che ha gli indicatori migliori del gruppo (tra il 7,5% e l’8% il Tier 1 capital ratio e tra il 6% e il 6,5% il Core Tier 1capital ratio) riesce a avvicinarsi ai numeri di Ing.

Prudenza, ma senza disperare

· Questi confronti ci mostrano che la situazione di Ing non è peggiore di quella di molte altre colleghe. Non possiamo però escludere che ulteriori svalutazioni, perdite e rischi possano comparire nei prossimi mesi.

· Per queste ragioni non è il caso di ritirare i soldi dal Conto Arancio. Vi invitiamo, però, per prudenza, a non lasciarvi investiti più di 103.291,38 euro, quanto al massimo garantito dal Fondo interbancario di tutela dei depositi cui Ing Direct aderisce. A chi ha investito in azioni Ing (5,28 euro) consigliamo di mantenere. Chi non ha il titolo, non lo compri.

LA SOLIDITÀ DELLE BANCHE EUROPEE

Nome banca

Tier 1 Ratio

Core Tier 1 Ratio

Ing

9,5%

7,4%

Ubs

10,8%

8,5%

Bnp Paribas

8%

7,4%

Société Générale

8,5%

6,7%

Barclays

9,5%

6,5%

Lloyds Banking

9,5%

6,5%

Deutsche Bank

10%

7%

Stime comprensive di tutti gli ultimi interventi in termini di aiuti statali, aumenti di capitale, vendita di attività…

LA SOLVIBILITÀ DELLE BANCHE ITALIANE

Nome banca

Tier 1 Ratio

Core Tier 1 Ratio

Intesa SanPaolo

6,9%

6,2%

Unicredit

6,5%

5,7%

Mps

5,2%

nd

Banco Popolare

7,5%/8%

6%/6,5%

Ubi Banca

7,6%

7%

Dati al 30/09/2008. nd: valore non disponibile.

Il misterioso Tier 1 e i suoi figlioli

Tier 1: è così definito il patrimonio di “base” di una banca. In genere ne fanno parte il capitale versato dai soci, le riserve e il fondo per i rischi bancari. Da questa somma viene dedotto il valore delle azioni proprie, delle immobilizzazioni immateriali, dell’avviamento, delle perdite eventualmente registrate in esercizi precedenti e in quello in corso. Rappresenta la parte più “solida” e facilmente disponibile del patrimonio di una banca.

Core Tier 1: è il Tier 1 a cui viene sottratto il valore degli strumenti ibridi (obbligazioni, certificati di deposito o altri titoli emessi dalla banca considerati “quasi” come una forma di capitale).

Tier 1 capital ratio e Core Tier 1 capital ratio: esprimono, rispettivamente, il rapporto tra Tier 1 e Core Tier 1 e le attività della banca ponderate per il loro rischio (di credito, di mercato, operativo...). Indicano la capacità della banca di far fronte ai rischi assunti. La normativa attuale impone alle banche di avere un Tier 1 capital ratio di almeno l’8%. Alla luce della crisi finanziaria, il mercato ha però tacitamente iniziato a pretendere maggiori garanzie di solidità, chiedendo agli istituti bancari di avere un valore di tale indicatore più elevato, almeno pari al 10%. Per quanto riguarda il Core Tier 1 capital ratio, la Banca d’Italia raccomanda che questo valore sia almeno pari al 6%.

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