La tempesta che si è abbattuta in queste settimane sul Sud Europa
non accenna a placarsi. Dopo essersi duramente accanita contro la Grecia si è
spostata verso l'Atlantico, toccando marginalmente l'Italia, e andando
direttamente a colpire prima il Portogallo (ve ne avevamo parlato nello scorso
numero) e, poi, da qualche giorno, anche la Spagna, dove ha fatto crollare la
Borsa, e scatenato tensioni sull'euro. Tanto più che la Spagna non è la Grecia,
né tantomeno il Portogallo, ma un'economia di grosse dimensioni. In questo
contesto così ballerino qualche notizia discreta, tuttavia, c'è: la Grecia ha
incassato i primi timidi via libera al suo piano di dimagrimento della spesa
pubblica e, a lungo andare, del debito. Inoltre la crisi spagnola rende sempre
più chiaro che gli Stati europei se non vogliono finire sotto un'alluvione non
possono permettersi di lasciare che le crepe nella diga del debito di Eurolandia
si aprano più di quanto lo sono ora. E questo rassicura circa l'impegno a non
far saltare il debito greco. Per questo torniamo a consigliarvi di acquistare
titoli di Stato greci a 7-10 anni i cui rendimenti sono ghiottissimi (siamo
oltre il 6% lordo, oltre il 5% netto). Le avvertenze sono le stesse che vi
abbiamo indicato settimana scorsa: non esponetevi in Grecia comunque per più di
un quinto del vostro portafoglio. È una regola di buon senso che in questo caso
vale più che mai.