Anche se non si può escludere una ricaduta, il peggio sembra
ormai passato per il settore auto. Malgrado la salita di alcuni titoli che
anticipano una netta ripresa del settore nel 2005, il potenziale di
apprezzamento delle azioni dei gruppi automobilistici non ci sembra ancora
esaurito. Siate comunque selettivi: a nostro avviso solo i titoli dei produttori
che rinnovano e/o ampliano la propria gamma con continuità sono
interessanti.
Una ripresa graduale nel 2004
Dopo il calo del 1,3% subìto nei primi undici mesi del 2003,
quest'anno il settore automobilistico europeo dovrebbe essere meglio orientato,
grazie alla ripresa dei consumi e al lancio di nuovi modelli. Tuttavia la
recente evoluzione di certi indicatori economici (crescita economica fiacca e
disoccupazione elevata in un contesto di deprezzamento del dollaro) ci spinge a
prevedere per il settore una ripresa graduale nel 2004 (+1% stimato), prima di
una crescita più vigorosa nel 2005 e 2006 (+2% stimato). Una ripresa che, a
nostro avviso, non riuscirà in ogni caso a mettere fine alla guerra dei prezzi,
che si è scatenata in Europa in seguito al moltiplicarsi dell'offerta da parte
dei produttori (crescente utilizzo degli stessi componenti in seno alla stessa
gamma) e alla concentrazione del settore nelle mani di alcuni grandi gruppi.
Le strategie vincenti
· Se, come atteso, nei prossimi mesi
si concretizzerà la ripresa del settore, i produttori che lanceranno nuovi
modelli dovrebbero riuscire a guadagnare più quote di mercato e a migliorare la
propria redditività. Di conseguenza nel 2004 e 2005 i gruppi avvantaggiati
saranno – sempre che il lancio dei loro modelli non venga ostacolato da problemi
tecnici – Renault, che può contare sulla nuova gamma Mégane (a cui deve quasi la
metà della redditività) e Volkswagen (VW) con la sua nuova Golf (15% dei
ricavi). Ma il produttore più audace resta Bmw, che rinnova in profondità la
propria offerta. Facendo leva sui suoi punti di forza (forte immagine di
marchio, affidabilità e carattere sportivo) penetra in nuove nicchie di mercato
per accaparrarsi nuovi clienti.
· In Europa perdurerà nei prossimi
anni la tendenza ad accrescere le quote di mercato nel diesel. Nel 2003 i motori
diesel hanno infatti rappresentato ben il 43% delle vendite totali di auto
contro il 14% nel 1990. Un ritmo di crescita che potrebbe tuttavia rallentare in
seguito a una legislazione sempre più rigorosa sul piano ambientale (salita dei
prezzi dei motori diesel che pesa soprattutto sulle vendite dei modelli di
piccola cilindrata e maggiori tasse sul carburante in certi Paesi europei).
Nella corsa a questo mercato resta saldamente in testa Peugeot che, già n°1 in
Europa, intende conquistare la leadership mondiale da qui al 2006, grazie
anche all'alleanza con l'americana Ford. Ma neppure Volkswagen resta indietro:
realizza già oltre il 50% delle vendite nel diesel e amplia la scelta di motori
diesel per la nuova Golf V. Fiat e Opel (gruppo General Motors), invece, ci
sembrano posizionate peggio dei concorrenti su questo mercato.
· A più lungo termine il fattore
determinante per la redditività dei gruppi del settore resterà comunque
l'innovazione, e non solo a livello concettuale (auto-multiuso) o di
design e stile (modelli che si ispirano al passato, fuoristrada,…), ma
anche su quello tecnologico (auto "ecologiche").
L'euro "forte" fonte di fragilità
La salita dell'euro pesa soprattutto sui conti di quei
produttori che esportano molto fuori dall'Ue. Non a caso VW, il più esposto sui
mercati esteri, ha accusato mancati guadagni per 1,5 miliardi di euro nel 2003.
Certo i produttori hanno adottato politiche di copertura per neutralizzare i
rischi di cambio, ma, con tutta probabilità, al livello attuale dell'euro non
basteranno a compensarne interamente gli effetti negativi. E se Bmw e
DaimlerChrysler, pur esportando molto, se la cavano meglio degli altri è perché
dispongono di impianti produttivi negli Usa (il calo del dollaro riduce i costi
di produzione). Quanto a Peugeot ha subìto l'apprezzamento dell'euro non solo
nei confronti del dollaro, ma anche della sterlina britannica. Risultato: gli
effetti negativi di cambio hanno ridotto di 600 milioni di euro il suo utile
industriale (stimato in totale a 2200 milioni di euro).
I nostri consigli
I nostri consigli sono basati sul rapporto fra prezzo, rischio
e crescita degli utili.
· Bmw (35,05 euro, corretta,
rischio**) nel 2004 e nel 2005 dovrebbe beneficiare dell'ampliamento della
gamma, i cui effetti si sentiranno appieno il prossimo anno, grazie alle nuove
X3 (fuoristrada…) e S1 (la "piccola" BMW). In più il gruppo vanta una forte
solidità finanziaria. L'azione è poco rischiosa: acquistare.
· Volkswagen (41,30 euro;
conveniente, rischio ***) potrà contare sull'espansione della gamma (Golf V nel
2004 malgrado un debutto faticoso e Passat nel 2005) e sull'attesa ripresa del
mercato tedesco in calo dal 2000. In più l'annunciato calo degli investimenti
avrà un impatto positivo sui conti 2005, ma VW dovrà ridurre ancora i costi.
L'azione è conveniente potete acquistarla.
· DaimlerChrysler
(36,10 euro; corretta; rischio ***): il suo potenziale di crescita a medio
termine è incerto, ma la controllata americana dovrebbe tornare in utile nel
2004, grazie al taglio dei costi, Mantenere.
· Fiat (5,75 euro; corretta,
rischio ****): secondo noi le incertezze che la circondano (successo non
scontato della gamma, ristrutturazione degli impianti produttivi…) invitano alla
prudenza ma la società spera di raccogliere da quest'anno i frutti del piano di
risanamento. Mantenere.
· Peugeot (40,75 euro; corretta,
rischio **) ha due handicap: i modelli del 2004 sembrano poco promettenti e
sconta una forte esposizione sul mercato britannico (11% delle
immatricolazioni), dove è atteso un calo dopo 4 anni di crescita. Non
acquistare.
· Renault (54,20 euro; corretta,
rischio ****) beneficia di un contributo di Nissan superiore alle attese e delle
nuove versioni della Mégane (margini di guadagno più elevati). Dovrà però
riuscire a generare sinergie con Nissan. Il titolo, dopo la forte salita degli
ultimi 9 mesi, non è più da acquistare.