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Volkswagen
Il settore auto e le norme antinquinamento (10/01/2008)

La proposta della Commissione europea di limitare le emissioni di CO2 (diossido di carbonio) delle auto potrebbe modificare in profondità il settore in Europa. Quale sarebbe l’impatto sui gruppi automobilistici se questa norma venisse approvata oggi?

· Negli ultimi anni l’Unione europea si è impegnata a ridurre le emissioni nocive delle auto che circolano sulle nostre strade e a fine 2007 la Commissione ha proposto delle norme che fissano, a partire dal 2012, a 130 grammi per chilometro il livello medio di emissioni di CO2 per le auto nuove. Attualmente la media europea è di circa 170 gr./km. In pratica, a ogni produttore automobilistico è assegnato un obiettivo a livello di emissioni nocive che varia, a seconda del peso del veicolo, tra i 122 grammi per Fiat e i 144 grammi per Porsche.

· Per il momento si tratta ancora di una proposta normativa, che dovrà essere negoziata con il Parlamento europeo e con il Consiglio europeo e, viste le posizioni divergenti tra i Paesi del Nord Europa (essenzialmente la Germania) e quelli del Sud (Francia e Italia), la decisione sarà alla fine il frutto di un compromesso. Considerando gli interessi in gioco e il peso delle lobby, le trattative potrebbero perdurare anche a lungo.

E i produttori come reagiranno?

· I produttori hanno ancora molta strada da percorrere per poter soddisfare le norme antinquinamento proposte dalla Commissione europea.

Produttori

Emissioni 2006

Emissioni 2012

Riduzioni necessarie

PSA

142

126

-11%

Fiat

144

122

-15%

Renault

147

127

-13,5%

Toyota

152

127

-16,5%

VW

165

134

-19%

BMW

182

137

-25%

Daimler

184

138

-25%

Porsche

282

144

-49%

Secondo un recente studio, i cui risultati sono riportati nella tabella qui sopra, Peugeot-Citroën è il gruppo i cui veicoli emettono in media meno CO2 (142 gr.), seguito da Fiat (144) e Renault (147). Questi produttori, specializzati nei modelli più piccoli, avranno meno sforzi da realizzare per centrare gli obiettivi europei rispetto a quanto dovranno invece fare BMW, Daimler o Porsche (con rispettivamente 182, 184 e 282 gr/km.). I produttori specializzati nelle utilitarie, essendo più vicini alle norme europee rispetto a quelli attivi sull’alta gamma (grosse berline, fuoristrada, modelli sportivi), dovranno cioè fare meno sforzi dei produttori delle auto di lusso per adeguarsi alle norme europee.

· Da qualche anno tutti i gruppi automobilistici si sforzano di ridurre le emissioni nocive dei loro veicoli lanciando modelli che consumano meno carburante. Un processo che passa, in gran parte, attraverso la riduzione di peso dei loro veicoli. Tuttavia il rafforzamento delle norme di sicurezza e la crescente passione degli automobilisti per i fuoristrada hanno complicato il loro compito. Inoltre, sotto la crescente pressione delle nuove norme, i produttori hanno recentemente proposto anche delle auto cosiddette, seppur impropriamente, “verdi”. Il modello più noto è la Prius di Toyota, che ha un motore ibrido a elettricità e benzina, ma anche BMW ha sviluppato un’auto “verde” che utilizza unicamente idrogeno liquido. Ancora marginali nei cataloghi e presso i rivenditori, questi modelli non hanno però avuto un grande impatto nel limitare il livello medio delle emissioni nocive.

Quali costi per i produttori?

· Se le norme antinquinamento proposte dalla Commissione europea verranno approvate, i produttori automobilistici dovranno conformarsi, pena delle pesantissime sanzioni. Lo sforzo finanziario sarà enorme: tra 500 e 1000 euro per auto prodotta, secondo i primi dati stimati dai produttori. Si tratta comunque di una somma che potrà essere scaglionata nel tempo, il che permetterà di ridurre la sua pressione sui margini di guadagno.

· La pillola sarà ancora più difficile da inghiottire per i gruppi generalisti che guadagnano, secondo i nostri calcoli, tra 300 e 700 euro (ante imposte e spese finanziarie) per ogni veicolo venduto. Renault, PSA e Fiat, ad esempio, potranno difficilmente trasferire questi costi aggiuntivi sui loro clienti, anche se con dei veicoli più ecologici questi ultimi riusciranno a risparmiare sul carburante. In altri termini, più l’auto è piccola più difficile sarà adeguare i prezzi per includere i nuovi costi. Per i produttori di auto di lusso, che hanno maggiori possibilità di alzare i prezzi senza influenzare la domanda, sarà invece più facile trasferire parte dei costi aggiuntivi sui prezzi di vendita.

Cambiamenti nel settore

· Alla luce delle proposte norme per ridurre le emissioni di CO2, ci aspettiamo dei cambiamenti strategici da parte dei gruppi automobilistici.

· Evoluzione della gamma. I produttori di auto di lusso, quelli che dovranno fare più sforzi, aumenteranno secondo noi nettamente i loro investimenti nei segmenti delle auto “piccole”, meno inquinanti. BMW dispone già della S1 e della Mini, che verranno sviluppate. Anche Daimler potrebbe puntare con il marchio Mercedes sulla gamma più bassa e rilanciare la Smart. Una strategia che, ovviamente, non è priva di rischi anche a livello di redditività (margini più bassi nelle utilitarie rispetto ai modelli di lusso). Senza contare che il passaggio a una gamma inferiore comporta anche rischi a livello tecnico, come hanno mostrato i problemi degli ultimi anni con le Smart e il marchio Rover (prima acquisito e poi rivenduto da BMW). Un altro asse di sviluppo potrebbero essere, secondo noi, le piccole auto per spostamenti urbani (Fiat 500, Citroën C1, Peugeot 107, Toyota Aygo…), tanto più che certi governi incoraggiano con incentivi l’acquisto di auto meno inquinanti. L’aumento della domanda per questo tipo di auto, rilanciando un segmento finora poco dinamico, migliorerebbe le vendite.

· Razionalizzazione dei costi. Si profilano nuovi tagli ai costi per ridurre i prezzi dei nuovi modelli. Nel 2008 Peugeot continuerà, ad esempio, a ridurre i posti di lavoro considerati in eccesso. Quanto a BMW, si sta preparando a tagliare diverse migliaia di posti di lavoro. Con tutta probabilità, quindi, le norme antinquinamento spingeranno i produttori a decidere nuove misure di economie.

· Rafforzamento nei Paesi extra Ue. I gruppi automobilistici europei aumenteranno la loro presenza sui mercati internazionali; un movimento in ogni caso ineluttabile vista la saturazione dei nostri mercati auto. Peugeot aumenterà le sue capacità produttive in Argentina e Brasile; Volskwagen ha appena aperto la sua prima fabbrica in Russia e, nel suo ambizioso piano di crescita, prevede anche di costruire una fabbrica in India. Quanto a BMW e a Mercedes guardano soprattutto agli Usa e all’Asia, dove le norme antinquinamento sono meno severe.

· Maggiori alleanze. Il crescente peso delle spese per ricerca e sviluppo in un mercato europeo che non è destinato a mettere a segno delle forti crescite potrebbe obbligare i gruppi automobilistici a realizzare alleanze sempre più vaste per dividersi i costi e ripartirli su un volume maggiore di vendite. Potrebbero, inoltre, realizzarsi delle fusioni tra produttori automobilistici in modo da aumentare le loro dimensioni e godere così di maggiori vantaggi. Una tale concentrazione del mercato non ci sembra però probabile a breve termine, ma solo nel tempo.

La nostra opinione

· Le nuove norme europee comporteranno costi aggiuntivi per tutto il settore automobilistico. Costi che si aggiungeranno alle pressioni abituali: guerra dei prezzi, costi elevati delle materie prime, crescente difficoltà a fidelizzare i clienti.

· Con tutta probabilità, la direttiva definitiva risulterà un po’ diversa da quella proposta. Le norme potrebbero diventare un po’ meno severe e la scadenza del 2012 potrebbe essere rinviata di 2 o 3 anni. Comunque sia, la determinazione dell’Ue a rispettare gli impegni assunti in materia di riduzione delle emissioni nocive a partire dal protocollo di Kyoto e la tendenza generale a una maggiore attenzione per i temi ambientali fanno prevedere che in futuro le norme antinquinamento per le auto saranno più severe delle attuali.

· Se il progetto della Commissione europea venisse approvato tale e quale, queste nuove norme andrebbero a scapito soprattutto dei produttori di auto di lusso come BWM, Daimler, e in misura minore, Volskwagen (attraverso la controllata Audi), che per adeguarsi dovrebbero realizzare in poco tempo degli enormi sforzi a livello tecnologico. Ciò non basterebbe tuttavia a farli andare in crisi, visti i loro importanti assi nella manica: elevati margini per aumentare i prezzi, liquidità disponibile per gli investimenti, capacità di sviluppare la gamma. I costruttori generalisti, come PSA, Renault e Fiat, sarebbero meno colpiti dalla futura normativa contro le emissioni di CO2, ammesso però che l’acquisto di auto meno inquinanti venga incoraggiato con incentivi finanziari. In ogni caso, anche i costi che questi produttori generalisti dovranno affrontare non saranno affatto trascurabili.

· La situazione sarà più critica per i piccoli produttori come Mitsubishi, Saab (gruppo General Motors), Volvo (gruppo Ford), Chrysler che vendono poche auto in Europa e che, tuttavia, dovranno affrontare lo stesso dei pesanti investimenti per adeguarsi alle rigorose norme europee. Uno sforzo enorme, tanto che alcuni di loro potrebbero decidere di uscire dal mercato europeo.

· In questo contesto, continuiamo a restare molto prudenti sulla crescita degli utili dei gruppi automobilistici a lungo termine. Senza contare che la Commissione europea prevede addirittura di far scendere verso il 2020 sotto i 100 gr. per km le emissioni di CO2 delle auto.

· Il settore automobilistico ha iniziato male l’anno in Borsa e, sintomo del nervosismo attuale, basta una notizia negativa circa un gruppo automobilistico a par sprofondare tutto il settore. Le prospettive economiche, poco rassicuranti sia in Europa sia negli Usa, e l’atteso calo dei consumi lasciano presagire che il 2008 non sarà un anno brillante per le vendite di auto. Stimiamo una stabilità in Europa e un calo tra il 2 e il 3% negli Usa (pessimismo dei consumatori, caro petrolio). Per il momento però il calo del settore non è bastato a far ritrovare ai suoi titoli dei livelli degni di acquisto. Solo Renault (82,78 euro; conveniente) ci sembra attualmente interessante, tenuto conto dei suoi obiettivi di redditività alimentati da un ambizioso programma di commercializzazione di nuovi modelli. Limitatevi, invece, a mantenere BMW (41,94 euro), Daimler (56,26 euro) e Peugeot (46,16 euro) e vendete Volskwagen (148,20 euro) e Fiat (16,18 euro).

NB I prezzi delle azioni citati nell'analisi si riferiscono alla chiusura del 9/01/2008.



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Prezzo
71.49 EUR

Consiglio


Valutazione


Indicatore di rischio


Squeeze out

Se una società arriva a detenere oltre il 98% del capitale di un’altra società, può acquistare “d’ufficio” le azioni rimanenti. Tale operazione è designata anche con il termine inglese "squeeze out".

 



Perimetro costante

Si utilizza l’espressione “a perimetro costante” per precisare che il confronto tra i risultati di un periodo e i risultati del periodo precedente viene effettuato senza tener conto delle cessioni e delle acquisizioni realizzate dalla società nel periodo preso in considerazione.

 


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