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Volkswagen
Volkswagen (17/03/2008)

Con il rafforzamento nel settore dei camion e la scalata di Porsche nel capitale si viene gradualmente componendo il puzzle di Volkswagen, anche se restano attesi altri sviluppi. Ma tutte queste operazioni andranno veramente a vantaggio degli azionisti? Dubitarne è lecito. Lasciamo sostanzialmente invariate le nostre stime sugli utili. L’azione resta cara.
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Prezzo al momento dell'analisi (14/03/2008): 156,65 euro

Brillanti risultati 2007

· Volkswagen (VW; VOWG.DE) – il principale produttore automobilistico europeo attivo anche nei camion (8,5% del fatturato) – chiude il 2007 con in cassa 13,5 miliardi di euro nell’attività auto contro i 7,1 miliardi del 2006. Un miglioramento che si spiega, tra l’altro, con il balzo del 40% degli utili industriali in seguito alle riduzioni dei costi di produzione, all’aumento dell’8% delle vendite in volume, al calo dei costi finanziari, al dinamismo del marchio Audi. L’utile per azione sale a 10,4 euro, superando le nostre attese grazie a un quarto trimestre molto dinamico. Gli investimenti sono diminuiti ulteriormente, avvicinandosi alla media del settore senza per questo penalizzare la sua capacità di sviluppo.

· Nonostante questi buoni risultati, VW non diventa però più generosa con gli azionisti, che riceveranno un dividendo di 1,8 euro per azione, in crescita sì del 44% rispetto al 2006, ma che corrisponde ad appena il 17% dei profitti; un livello ben lontano dal 55% di Daimler o dal 37% di Renault.

Il rafforzamento nei camion…

· Invece di premiare di più gli azionisti, il gruppo utilizzerà la liquidità disponibile a fine 2007 per aumentare la partecipazione nella svedese Scania (camion), che passerà dal 21% (36% dei diritti di voto) al 38% del capitale (68,6% dei diritti di voto) con un investimento da 2,9 miliardi di euro: una somma elevata ma che Volkswagen può senz’altro permettersi.

· Ma perché VW si è lanciata in quest’operazione? L’acquisto era nell’aria da tempo e risponde al suo desiderio di costruire un gruppo di calibro mondiale nel settore dei camion e capace di competere con Daimler o Volvo. Finora VW ha infatti una presenza molto limitata in quest’attività e focalizzata soprattutto sull’America Latina. Viste anche le dimensioni ridotte (9 miliardi di euro di fatturato), l’attività camion è molto poco redditizia, con un margine industriale (rapporto tra utili industriali e fatturato) di appena il 3% contro il 5,6% per l’intero gruppo. Ciò nonostante, invece di cedere quest’attività, Volkswagen vi investe; una scelta che ci lascia perplessi.

… e l’impatto sui profitti

· Dovendo essere approvata da diverse autorità di controllo, questa operazione si concluderà solo tra diversi mesi. Secondo i nostri primi calcoli, contribuirà per il 2% (al netto delle imposte ) all’utile per azione del gruppo nel 2009, portandolo a 12,6 euro; un contributo che potrebbe salire al 4% se consideriamo delle ipotesi sul mercato dei camion un po’ più ottimistiche. Negli Usa, infatti, il mercato dei camion dovrebbe riprendersi (nel 2007 ha sofferto del fatto che l’acquisto di camion era stato anticipato al 2006 per evitare l’applicazione di nuove norme contro l’inquinamento), anche se la crisi economica che si sta profilando ne frenerà la corsa. Il debole contributo ai profitti dipende, inoltre, da una parte, dal prezzo pagato per Scania che giudichiamo elevato (caratteristica delle acquisizioni realizzate alla fine di un ciclo economico) e, dall’altra, dalle scarse sinergie tra i due gruppi. Scania si concentra infatti sui camion di alta gamma mentre Volkswagen è presente soprattutto sui veicoli di gamma media e i camioncini. Pensiamo che per sviluppare questi livelli di sinergie sarebbero bastati dei mirati accordi di cooperazione, che sarebbero peraltro costati molto meno agli azionisti.

Le ambizioni per il futuro…

A termine, la logica industriale (meglio sviluppare progetti in comune) e la necessità di semplificare il gruppo vorrebbero che Volkswagen avvicini Scania a Man, l’altro produttore tedesco di camion di cui Volkswagen detiene per il momento il 30% del capitale. Certo le economie che deriverebbero da un tale scenario, che darebbe vita al leader mondiale dei camion, per il momento sono difficili da quantificare, tanto più che Scania e Man sono già molto redditizie. I risparmi riguarderebbero comunque la ricerca (i costi di sviluppo di motori meno inquinanti verrebbero ripartiti su un maggior numero di veicoli), gli acquisti (spunterebbero prezzi migliori dai loro fornitori) e l’orientamento delle vendite verso zone a forte crescita, come l’Asia e il Sud America.

… e il ruolo di Porsche

Ufficialmente Porsche pretende di voler ottenere il controllo di Volkswagen (portando il capitale al 51% contro il 31% attualmente detenuto) per metterla al riparo dalle mire di terzi (concorrenti, fondi speculativi) che potrebbero acquistarla solo per rivenderne certe attività. Un’ipotesi per Porsche inaccettabile viste le alleanze concluse con Volkswagen per lo sviluppo, ad esempio, di nuovi modelli come i fuoristrada. Secondo noi, però, l’attuale management di Volkswagen, che è anche il principale azionista di Porsche, mira soprattutto a creare un impero che va dalle auto più piccole fino alla gamma di lusso (marchi Porsche, Bentley, Lamborghini) passando attraverso i camion, le utilitarie, e gli autobus. Dubitiamo però che questa corsa all’aumento delle dimensioni rappresenti un vantaggio per gli azionisti di minoranza, a meno che non si accompagni a concrete azioni di riduzione dei costi.

· Certo Porsche potrebbe salire addirittura al 75% del capitale di Volkswagen; un livello che le permetterebbe di garantirsi il controllo assoluto sul gruppo e quindi di continuare i tagli ai costi. Ma un tale processo verrebbe senz’altro ostacolato dalle Autorità del Land della Bassa Sassonia (20% del capitale di Volkswagen), che si preoccuperebbero del potenziale impatto negativo sull’occupazione nella loro regione.

Produrre di più…

· Da 18 mesi, approfittando dei risultati del piano di riduzione dei costi, Volkswagen sta negoziando un cambiamento strategico per mettere di nuovo l’accento sui volumi; una strategia che, fondamentalmente, non si allontana da quella dei suoi concorrenti. Il gruppo conta su una produzione di 8 milioni di veicoli nel 2010 contro i 6 milioni del 2007; una crescita che deriva essenzialmente dallo sviluppo in zone con una crescita più forte, come l’Asia, l’America del Sud e l’Europa dell’Est. Volkswagen ha appena inaugurato la sua prima fabbrica in Russia destinata al mercato locale e ne costruirà una seconda negli Usa per aumentare la capacità produttiva su questo mercato e poter così attenuare l’impatto sui risultati del cambio tra euro e dollaro.

· Il gruppo sembra, inoltre, nutrire l’ambizione di superare Toyota entro il 2018, con una produzione di circa 10.000 veicoli. Un obiettivo che richiederà il lancio di nuovi modelli e il proseguimento delle riduzioni dei costi per rendere i veicoli del gruppo più competitivi rispetto a quelli dei concorrenti. In quest’ottica la gamma Audi, molto redditizia, passerà dai 25 modelli attuali a 40 da qui al 2012; il che porterà a una concorrenza frontale con BMW. I nuovi modelli permetteranno anche di ringiovanire la gamma (che oggi ha mediamente 3,5 anni) e migliorare le vendite. Ci aspettiamo molto dalla nuova Golf VI che sarà lanciata a fine 2008.

… ma in modo redditizio

Per il momento le ambizioni di Porsche non sono state precisate, ma, cosa rassicurante per l’azionista, il management di Porsche ha lasciato comunque trapelare che la redditività di Volkswagen non la soddisfa. Contrariamente a quanto accade oggi, in futuro ogni fabbrica, individualmente considerata, dovrebbe generare dei profitti, aumentando, ad esempio, la produzione per sfruttare al massimo gli impianti produttivi; il che sorprende poiché questa visione arriva da un produttore come Porsche, che ha sempre puntato sulla redditività e non sui volumi. Le fabbriche tedesche del gruppo potrebbero quindi essere di nuovo oggetto di ristrutturazioni, anche se la legislazione tedesca, in corso di elaborazione, coinvolgendo i sindacati nelle decisioni strategiche, potrebbe complicare la situazione.

Più vicina a Porsche

In un prossimo futuro, stimiamo anche altre alleanze tra Porsche e i marchi del gruppo, soprattutto con Audi per quanto riguarda la produzione di alcuni modelli di lusso. Tuttavia, considerando le scarse sinergie possibili – Porsche produce, ad esempio, solo 100.000 auto e ha un fatturato di appena 3,5 miliardi di euro, contro i 6,2 milioni di auto di Volkswagen e i suoi 109 miliardi di euro di fatturato – ci sembra che degli accordi puntuali sarebbero sufficienti.

La nostra opinione

· La scalata di Porsche e il rafforzamento in Scania in vista di un possibile avvicinamento con Man modificano ancora una volta il profilo del gruppo; ma non siamo convinti che queste operazioni vadano, a lungo termine, a vantaggio dell’azionista di Volkswagen.

· L’avara politica di dividendi di Porsche (senza elementi straordinari: 9% degli utili distribuito nel 2006/07 e 8% atteso per il 2007/08) potrebbe infatti contagiare anche Volkswagen, già poco generosa con gli azionisti. Stimiamo quindi un livello di distribuzione dei profitti di circa il 17% nel 2008 e il 18% nel 2009, in linea con quello dello scorso anno. In base a un utile per azione di 11,2 euro nel 2008 e 12,6 euro nel 2009, il dividendo salirà rispettivamente a 2 e a 2,2 euro.

· Temiamo inoltre che Volkswagen, conservando in cassa importanti liquidità, si lanci in investimenti troppo cari e a questo proposito l’acquisizione di Scania rappresenta già un precedente preoccupante.

· Infine, tenuto conto della presa di controllo di Scania che andrà a scapito degli azionisti di minoranza e dell’incertezza su altri possibili sviluppi del gruppo, manteniamo a 3 il livello di rischio per sviluppi. Considerando la scarsa valutazione ottenuta da Porsche nella nostra classifica sulle regole di governo societario in Europa, dubitiamo che la situazione sia destinata a migliorare.

· Al livello attuale, il titolo tiene già largamente conto della prospettiva di una nuova ristrutturazione voluta da Porsche; ipotesi che non rifiutiamo in blocco, ma la cui realizzazione non è affatto scontata. Restiamo quindi prudenti nelle nostre stime sugli utili e i dividendi di Volkswagen e, su questa base, giudichiamo cara l’azione, nonostante il calo di prezzo degli ultimi mesi. Chi detiene ancora azioni Volkswagen le venda, gli altri ne stiano alla larga. A chi vuole investire nel settore consigliamo Renault e BMW.



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Prezzo
70.56 EUR

Consiglio


Valutazione


Indicatore di rischio


Squeeze out

Se una società arriva a detenere oltre il 98% del capitale di un’altra società, può acquistare “d’ufficio” le azioni rimanenti. Tale operazione è designata anche con il termine inglese "squeeze out".

 



Big Mac

Si chiama Big Mac l'indice calcolato in base al prezzo di un hamburger (Big Mac) in oltre cento Paesi. Questo indice serve per misurare il grado di sopra o sotto valutazione di una valuta sulla base del suo potere d’acquisto.


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