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Fondi : Il piano di accumulo
Un piano di accumulo del capitale è il miglior modo per "mettere il fieno
in cascina" attraverso un fondo comune. Vediamo le caratteristiche di tale
soluzione di investimento.
Se la vostra capacità di risparmio è di poche centinaia di euro ogni mese, il
fai da te con azioni e obbligazioni diventa difficile, e acquistare un fondo può
essere una soluzione che fa per voi. Ma il trucco perché diventi la
soluzione è passare attraverso un Pac – piano di accumulo del capitale. Si
tratta di una particolare modalità di sottoscrizione che vi consente di
investire a rate. Vediamola insieme.
Tempi e quantità
· Per sottoscrivere un Pac basta
risparmiare e accantonare poco, ma con costanza: al momento della sottoscrizione
decidete, infatti, la sua durata, il numero totale dei versamenti e il loro
importo.
· La durata di un Pac può variare da
un minimo di uno a un massimo di quarant’anni e la frequenza dei versamenti può
essere mensile, ma anche più ridotta – ogni 2, 3, 4, 6 mesi, fino a un unico
versamento annuale in coincidenza con la tredicesima.
· Moltiplicando il numero dei
versamenti per l’importo della singola rata si ottiene il valore totale del
piano. Ferma restando la libertà di scelta dell’importo dei versamenti – in
alcuni casi già da 25 euro in su – per iniziare un Pac non di rado, viene
richiesto un versamento iniziale pari a tre, sei o addirittura dodici singoli
versamenti.
Costi e commissioni
Non è detto che i costi e le commissioni che gravano su di un Pac siano gli
stessi che gravano su di un investimento in un'unica soluzione (Pic): vediamo le
differenze.
– Spese di sottoscrizione: nel caso di un Pic, in genere diminuiscono
all'aumentare dell'importo investito. Nel caso di un Pac, sono calcolate sulla
base di un metodo simile, ma con qualche complicazione in più. Ad esempio in
base a una serie di aliquote più elevate rispetto a quelle del Pic oppure
pagando subito il 30% delle commissioni totali dovute per l'intero piano e
suddividendo il restante 70% tra tutte le altre rate. Quindi, se decidete
di abbandonare il Pac, sarete penalizzati, perché avrete già pagato una parte
consistente delle commissioni.
– Spese di uscita: alcune società preferiscono farsi pagare piuttosto
che quando entrate nel fondo, nel caso in cui usciate prima di un determinato
lasso di tempo: le commissioni in questo caso sono decrescenti con il passare
del tempo e si azzerano dopo tre o quattro anni di permanenza. Ma nel caso di un
Pac le cose cambiano e le spese si fanno più severe e il numero di anni perché
le spese si azzerino può aumentare.Per evitare questi costi – che, a ben vedere,
altro non sono che un modo per fidelizzare la clientela –basta
restare nel fondo a lungo.
– Spese di gestione e di incentivo: in questo caso non ci sono
differenze tra un investimento effettuato tramite Pic o tramite Pac.
– Diritti fissi: sono applicati in misura fissa e non percentuale, e
su di un Pac possono pesare in maniera consistente. Un euro di diritto fisso su
una rata da 50 euro equivale già a un costo del 2%! Soprattutto sugli
investimenti di piccoli importi, possono quindi tagliare le gambe al piccolo
risparmiatore. In tal caso è preferibile optare per un Pac con versamenti poco
frequenti – ad esempio ogni tre mesi anziché ogni mese – se non potete
permettervi il lusso – per motivi di comodità – di scegliere un
fondo dai costi più competitivi.
Come e cosa fare
· Prima di sottoscrivere un Pac
considerate la vostra capacità di risparmio e le vostre esigenze scegliendo
importo della rata, durata del piano e frequenza dei versamenti. Recatevi in
banca o contattare un promotore, ma prima di sottoscrivere chiedete sempre come
verranno applicate le commissioni. È, inoltre, ottima abitudine leggere a fondo
il prospetto informativo.
· La scelta del miglior Pac – su un
fondo azionario, piuttosto che bilanciato o obbligazionario – dipende dalle
vostre caratteristiche di investitore, ossia dal profilo di rischio che avete e
dall'orizzonte temporale di cui disponete – come indichiamo ogni mese allorché
parliamo del nostro portafoglio. In linea di massima un fondo obbligazionario è
senz'altro un investimento poco rischioso, un fondo bilanciato vi offre un
rischio maggiore e un fondo azionario vi offre il massimo del rischio. Di pari
passo col rischio vanno però anche i rendimenti – minimi con un fondo
obbligazionario, elevati con un fondo azionario – che però, richiedono
tempo – poco con i fondi obbligazionari, molto con quelli azionari – per
essere realizzati.
· Con un orizzonte temporale di soli
cinque anni, fate un Pac su di un fondo obbligazionario, o, al massimo, su un
fondo bilanciato obbligazionario. Con un orizzonte di una decina di anni
scegliete un fondo bilanciato e con venti anni a disposizione un fondo azionario
puro, meglio se internazionale.

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