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Come valutiamo le valute?

Un solo prezzo

· Per descrivere l'andamento dei tassi di cambio le principali teorie economiche si basano sulla legge del prezzo unico. Tale legge non è altro che un'astrazione del comportamento dei mercati e stabilisce che in assenza di costi di trasporto, dazi doganali, e altre limitazioni al commercio un singolo bene gli stessi beni venduti in Paesi diversi devono avere lo stesso prezzo (una volta che sono stati convertiti nella stessa moneta). Ad esempio se il prosciutto crudo in Italia costa circa 26 euro al chilo, visto che il tasso di cambio euro/dollaro è di circa 1,2, negli Usa un chilo di prosciutto crudo dovrebbe costare 26x1,2=31,2 dollari. Il motivo di questa affermazione sta nel fatto che se i prezzi fossero differenti, in assenza di costi di trasporto, dazi, etc, converrebbe comprare il prodotto dove costa meno e rivenderlo dove costa di più. Ad esempio se il prosciutto negli Usa costasse 24 dollari al chilo converrebbe importarlo in Italia guadagnano la differenza tra 26 e 20 euro dollari (=24 dollari/1,2).

· Attenzione questa legge può essere letta anche in maniera inversa ossia che il tasso di cambio tra due valute dovrebbe essere uguale al rapporto tra il prezzo di un bene espresso in tali valute. Tornando al nostro prosciutto: se in Italia costa 26 euro e negli Usa 31,2 dollari, il tasso di cambio dollaro/euro deve essere pari a 31,2/26, ossia 1,2.

Non si vive di solo prosciutto

· Ovviamente visto che il prosciutto non è l'unico bene acquistabile, ma che ve ne sono diverse migliaia, per confrontare due valute, occorre confrontare il livello di prezzo di tutti i beni acquistabili in tali valute. In pratica occorre prendere un paniere standard di beni (che sia rappresentativo dei vari beni acquistabili) e misurare il suo costo nelle valute che andiamo a confrontare. Il rapporto tra i prezzi di questi panieri dovrebbe, quindi, essere, uguale ai tassi di cambio.

· Da questa osservazione nasce la teoria della parità (assoluta) del potere di acquisto che dice che il tasso di cambio tra due valute eguaglia il rapporto tra i poteri di acquisto delle due monete.

· La conseguenza di questa teoria è che se in un Paese aumenta il livello dei prezzi, la sua valuta dovrà perdere terreno rispetto a quella di un Paese in cui non avviene questo aumento in modo da mantenere allineati i prezzi tra i due Paesi. Poniamo ad esempio che il paniere di riferimento negli Usa costi 120 dollari, e che in Europa costi 100 con un cambio di 1,2 dollari per un euro. Se il suo costo negli Usa sale a 130, ma in Europa rimane pari a 100, il cambio dell'euro si dovrebbe apprezzare fino a far sì che ci vogliono 1,3 dollari (anziché 1,2) per ogni euro.

· Tuttavia è possibile affinare ulteriormente questa teoria. Visto che vale sotto ipotesi ideali (niente dazi, nessun costo di trasporto, ma anche niente distorsioni di tipo fiscale, beni rappresentativi dei diversi Paesi in maniera identica) gli economisti hanno pensato bene di fornirne una formulazione "più leggera" prevedendo la cosiddetta teoria della parità (relativa) del potere di acquisto. Si dice relativa in quanto, anziché guardare tout court i prezzi di panieri di beni, va a guardare le variazioni percentuali dei livelli dei prezzi, a cui, nel lungo periodo, i tassi di cambio si devono adattare.

· In questo modo si fa salva la diversità dei tenori di vita dei differenti Paesi: non ci si aspetta, in poche parole, che fare uno spuntino a pranzo in un bar a Zurigo, dove il tenore di vita è molto alto, debba costare (una volta effettuato il cambio dal franco all'euro) la stessa somma che si pagherebbe pranzando a tapas nel Sud della Spagna.

· Tuttavia ci si aspetta che se l'inflazione in Svizzera superasse quella europea il franco si possa deprezzare e viceversa.

Conti con la realtà

· Ovviamente questi discorsi valgono nel lungo periodo, poi giorno dopo giorno, sui mercati, il livello dei tassi di cambio fluttua sulla base delle notizie economiche: cambiamento dei tassi di interesse, percezione della crescita dell'economia e via dicendo. Molte sono, infatti, le forze che presiedono le variazioni dei cambi nella loro globalità al di là di quello che la teoria economica (e l'osservazione del comportamento delle valute) dicono per il lungo periodo.

· Sulla base delle teorie che abbiamo esaminato è, infatti, possibile indicare solamente un valore di equilibrio a cui, nel lungo periodo, il livello del tasso di cambio, si dovrebbe adeguare.

· Questo ha, dunque, due conseguenze: la prima è che è comunque impossibile prevedere un tasso di cambio dato una volta per tutte, in secondo luogo che non è escluso che il cambio tra la valuta A e la valuta B possa passare da un livello di sottovalutazione della valuta A un livello di sopravvalutazione di A senza fermarsi più di un ora sul livello di equilibrio.

· In poche parole il livello di equilibrio tra due valute rimane il punto gravitazionale intorno a cui gravitano i tassi di cambio, ma non è da intendersi come il livello a cui le valute si fermano.

Un occhio al grafico

· Dopo aver parlato a lungo di teoria veniamo alla realizzazione pratica di questi concetti.

· Guardate il grafico: rappresenta il rapporto tra euro e dollaro (prima della nascita dell'euro abbiamo usato come punto di riferimento il marco tedesco, visto che la politica della Banca Centrale Europea rispecchia quella della Bundesbank). La linea in grassetto indica il cambio effettivo e come vedete questo dato fluttua in maniera abbastanza decisa. La linea sottile, invece indica il livello dei cambi teorici – vedi riquadro per sapere che dati utilizziamo per calcolarlo – intorno a cui il cambio effettivo fluttua, di fatto discostandosene per lunghi periodi.

· Come potete notare, tra l'altro la linea sottile non è piatta, ma tende lievemente verso il basso: il motivo sta nel fatto che se l'obiettivo di inflazione della Bce (la Banca centrale europea) è al 2%, la Fed (la Banca centrale Usa) non ha un obiettivo così stringente, così che i prezzi Usa rischiano di crescere lievemente di più (lo 0,5% medio annuo) portando a un progressivo calo del valore di equilibrio del cambio tra dollaro e euro.

I dati che usiamo

· La linea in grassetto del grafico indica il rapporto di cambio che storicamente si è rivelato tra dollaro e euro. Viene, quindi, costruita, sulla base di dati storici rilevati sul mercato dei cambi.

· La linea sottile indica il cambio teorico ed è calcolata sulla base della differenza tra gli indici dei prezzi al consumo Usa e europeo secondo la seguente formula.

(1+  variazione dei prezzi Usa / 1+variazione dei prezzi in euro) - 1

I dati storici sono quelli forniti dal Fondo Monetario internazionale, mentre il valore futuro è basato sulle nostre stime di inflazione tra il 2010 e il 2020 pari al 2% per la zona euro e al 3% per gli Usa.

 

IN ALTALENA ATTORNO A UN PUNTO DI RIFERIMENTO

La teoria della parità di potere d'acquisto fornisce un retroterra teorico su cui costruire una valutazione delle monete. La linea sottile del grafico indica il valore teorico del cambio tra euro e dollaro e la sua evoluzione fino al 2020, mentre quella in grassetto indica il cambio reale che si può discostare da quello teorico anche per molti anni.

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