L’indice Ipo serve a misurare le
performance delle nuove società sbarcate sulla Borsa italiana nei primi
anni di quotazione (AC sta per Altroconsumo, M indica Milano, IPO significa
Initial Public Offering).
Entrano a far parte dell’indice
tutte le società che approdano a Piazza Affari (qualunque segmento di Borsa
italiana) con un’OPV, un’OPS o un’OPVS destinata almeno in parte al pubblico
retail. Non entrano invece nell’indice le società quotate con un’offerta
riservata agli istituzionali, né le società che arrivano in Borsa tramite altre
operazioni straordinarie (es. scissioni).
Le matricole di Borsa entrano a
far parte dell’indice al momento della loro quotazione, col prezzo di Ipo.
Le società escono invece
dall’indice quando si verifica uno dei seguenti casi:
a)
sono trascorsi due anni dalla quotazione (purché nell’indice restino almeno 15
società, in caso contrario l’uscita dall’indice è rinviata finché non si
verifica questa condizione);
b)
la società è stata delistata prima che siano trascorsi due anni dalla
quotazione.
Il peso attribuito a ogni società
è stabilito, al momento del suo ingresso nell’indice, in base alla
capitalizzazione.
La base dell’indice (100) è il
31/12/2004, la frequenza di aggiornamento è settimanale. Si tratta di un indice
di prezzo, non tiene cioè in considerazione i dividendi staccati né eventuali
altre remunerazioni (es. bonus shares).
Attualmente fanno parte dell’indice 15 società: Enìa, DiaSorin, Cape Live,
Aeffe, Sat, Bialetti, RCF Group, Piquadro, Damiani, Maire Tecnimont, Sole 24
ore, MolMed, Rosss, Best Union e Yoox.