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Cina: avanti tutta! (14/01/2010)

Il 2009 sarà ricordato come l'anno dell'affermazione della Cina. Mentre i grandi Paesi industrializzati hanno visto le loro economie ripiegare, Pechino è riuscita a fare meglio del suo obiettivo dell'8%. E non è tutto: allo stesso tempo la Cina ha superato la Germania in termini di esportazioni, diventando il più grande esportatore al mondo, mentre il suo mercato delle auto, in crescita del 45% nel 2009 ha superato quello degli Stati Uniti, diventando anche in questo caso il primo al mondo. E come se non bastasse le banche cinesi oggi dominano la lista delle più grandi banche al mondo in termini di capitalizzazione di Borsa occupando i primi posti del podio. E se l'ampiezza degli stimoli e dei crediti concessi nel 2009 solleva dei timori, il potenziale di questo Paese resta molto importante.  

Le esportazioni cinesi al centro delle discussioni

L'arrivo della Cina in cima alla classifica degli esportatori non è stata senza polemiche. Nelle grandi capitali il Paese è accusato di approfittare della domanda dei mercati internazionali senza, tuttavia, lanciare la propria domanda interna. La realtà è, però, più complessa. Se le esportazioni cinesi sono in netto aumento, pure le importazioni stanno crescendo, al punto che il contributo alla crescita del surplus del commercio estero è diventato di scarso rilievo. Certamente i Paesi industrializzati sopportano per la maggior parte deficit commerciali elevati nei confronti della Cina, ma il Paese resta un consumatore vorace di materie prime. Le importazioni che effettua dall'Africa, dall'America del Sud o dall'Asia, così come gli investimenti effettuati sul posto, contribuiscono enormemente a dinamizzare queste economie e, alla fine, l'intera economia mondiale. A questo bisogna aggiungere i benefici della manodopera cinese a buon mercato. Che ciò avvenga attraverso le imprese straniere che dispongono di impianti produttivi nel Paese, o attraverso le vendite al dettaglio che importano a buon mercato prodotti cinesi, l'arrivo di questo Paese dai costi del lavoro ridotti sullo scacchiere mondiale ha permesso a un buon numero di imprese occidentali di accrescere i loro margini di utile. Il mondo sviluppato beneficia, quindi, della presenza cinese.  

La parità col dollaro, garanzia di competitività

Ciò non impedisce, comunque, Europa e Usa di lamentarsi della debolezza dello yuan. Secondo loro la debolezza della valuta cinese sarebbe all'origine della competitività del made in China. Vero che dal luglio 2005 le autorità cinesi hanno permesso un leggero apprezzamento della loro valuta nei confronti del dollaro usa, ma l'arrivo della crisi nel 2008 ha comportato un ritorno a cambi stabili. La debolezza del dollaro Usa ha, quindi, offerto alla Cina un vantaggio competitivo importante. O meglio: la Cina è percepita come un pilastro fondamentale della stabilità del biglietto verde. Pechino sa, quindi, che quando critica l'interesse americano per la causa del dollaro forte, critica Washington, o evoca una diversificazione maggiore delle sue riserve valutarie, indebolisce il dollaro (e quindi lo yuan) e da una bella spinta alla sua competitività. Conscia, quindi, del proprio potere sul cambio col dollaro, la Cina è più che mai soddisfatta del suo sistema di cambi. A termine, tuttavia, un apprezzamento dello yuan nei confronti del dollaro sembra inevitabile.  

Un modello di crescita che passa attraverso l'offerta

Gli investimenti sono stati il grande motore della crescita cinese del 2009. Grazie agli aiuti di Stato, ma soprattutto alla fiammata del credito (+150% nel 2009), sono letteralmente esplosi. Da una parte il settore pubblico punta sulle infrastrutture del Paese moltiplicando i grandi progetti stradali, ferroviari o energetici. Da un'altra parte il settore privato investe negli immobili e nelle apparecchiature produttive.  Là dove l'economia americana è stata lungamente sostenuta dalla forte domanda dei suoi consumatori, quella cinese è sostenuta dall'offerta. Tuttavia questa corsa alle infrastrutture e alle capacità di produzione non può comunque andare avanti da sola. Una volta impiantata la capacità produttiva diventa essenziale trovare degli sbocchi. Ed è lì il problema: il consumo cinese si espande meno velocemente dell'economia e non rappresenta che il 35% della ricchezza del Paese, cioè circa la metà rispetto a quanto accade negli Usa. La corsa degli investimenti rischia, quindi, di rendere il Paese fortemente dipendente dai mercati esteri. La Cina ha, quindi, bisogno di un nuovo modello di crescita che passi attraverso i suoi consumatori. L'esplosione del mercato dell'auto nel 2009 lascia intravvedere un po' di luce: i cinesi sono pronti ad aumentare i loro consumi. Ma la debolezza dello Yuan rende cari i prodotti importati e il mercato del credito resta sottosviluppato, soprattutto nelle zone rurali. Come se ciò non bastasse le famiglie continuano a risparmiare circa un terzo dei loro redditi perché si devono far carico dei loro bisogni in materia di sanità, di educazione, ma anche di previdenza. La creazione di un sistema di sicurezza sociale degno di questo nome permetterebbe alle famiglie di avere fiducia e di approdittare dei frutti del loor lavoro, offrendo a questa economia dinamica l'equilibrio che le manca. Purtroppo, nonostante molti discorsi in questo senso e abbondanza di mezzi, le autorità tardano a creare uno stato sociale efficiente.  

Investire per il lungo periodo e solo se non si teme il rischio

Se la crescita cinese non è equilibrata i risultati sono impressionanti e permettono al Paese di affermarsi come potenza emergente. Certo le Borse cinesi non sono al sicuro da forti correzioni e rischiano di restare volatili, visto che il Paese deve trovare una nuova dinamica di crescita e che l'espansione eccessiva del credito nel 2009 rischia di riservare qualche cattiva sorpresa, sia a livello di qualità del credito, sia di eccesso di capacità produttiva creata. Non mancano poi i dubbi legati all'evoluzione dello yuan. Tyttavia, per il lungo termine, alla Cina si prospetta un buon futuro. Chi è disposto a investire per il lungo termine e accetta i rischi elevati associati a questo tipo di investimenti può investirci. Come ad esempio acquistando l'Etf Db X-Trackers Ftse/ Xinhua China 25 (21,05 euro al 30/12/2009).

 

 
Ethibel

Ethibel è un istituto indipendente che si pronuncia sul carattere etico di alcuni tipi di investimento. La missione principale di Ethibel è l'analisi delle imprese sui piani sociale, etico e ecologico, che permette di costituire un registro di imprese. Ethibel concede un marchio alle sicav che investono nelle imprese che figurano in questo registro.



Alfa e beta

Nel quadro della valutazione di un fondo, si dice "beta" il fattore che traduce il grado di rischio del fondo rispetto al mercato e "alfa " la parte della performance del fondo che dipende dalle capacità del suo gestore.


 

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