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Tassi e valute (08/02/2010)

Davanti alle notizie da Spagna e Portogallo il resto è passato in secondo piano. Comprese le finanze Usa.

Le preoccupazioni sulla solidità delle finanze pubbliche dell’eurozona continuano a tenere banco. Se i segnali di schiarita per la Grecia si fanno un po’ più consistenti (vedi pagina 1), i timori si aggravano per Portogallo e Spagna: quest’ultima new entry nella “lista nera” dei Paesi con un debito a rischio è più preoccupante delle precedenti, non fosse altro per le dimensioni del Paese che renderebbero arduo un “salvataggio”. Tutto ciò detto i bond in euro restano interessanti per un investimento, tanto più che han mostrato una buona tenuta (i rendimenti medi sono sui livelli di sette giorni fa, ad esempio il titolo Rabobank passa dal 2,97% al 2,91%), ma sono al momento da evitare i titoli spagnoli e portoghesi. L’Italia, nonostante i debiti elevati e le dimensioni da peso massimo, resta un Paese su cui puntare: nella prossima asta BTp, il 12 febbraio, non ci saranno però titoli interessanti, la scadenza è troppo breve (2015) o troppo lunga (2021 e 2025) rispetto a quelle che riteniamo siano oggi da privilegiare. Optate perciò per l’acquisto sul mercato. E la Grecia? Considerati i segnali incoraggianti e i prezzi attuali, i bond ellenici tornano a essere una valida alternativa di investimento. A pagina 11 trovate qualche titolo su cui puntare. Attenzione però a non farvi prendere la mano dai super-rendimenti: se già avete bond greci in portafoglio meglio far rotta su altri lidi, la situazione del Paese è sì in miglioramento ma è ancora a rischio. In secondo piano le altre notizie della settimana: la conferma (in linea con le attese) dei tassi ufficiali della Banca centrale europea e i conti pubblici Usa. Anche oltreoceano il deficit galoppa: dal 9,9% del Pil (la ricchezza prodotta) previsto per quest’anno dovrebbe salire al 10,6% il prossimo e calare all’8,3% in quello successivo. Ma tanta è la paura per l’Europa che il mercato ha “snobbato” questi dati: i rendimenti dei bond Usa sono pressoché fermi (il titolo Bank Nederlandse Gem. passa dal 2,95% al 2,92%) e il dollaro Usa, aiutato anche dai dati sul mercato del lavoro, recupera da 1,39 a 1,37 per un euro. Il biglietto verde mantiene, secondo noi, spazi di recupero e resta interessante in dosi sotto controllo (vedi i nostri portafogli alla sezione Investire dove, come e quanto).

Euro in difficoltà

I timori sui debiti pubblici dell’eurozona pesano sulla valuta comunitaria, che arretra rispetto a molte divise.

I mercati obbligazionari hanno avuto un solo indiscusso protagonista, il debito pubblico degli Stati più “deboli” dell’eurozona. Poco importa se anche i conti pubblici viaggiano tutt’altro che in acque tranquille, il dollaro Usa si è comunque rafforzato (da 1,39 a 1,37 per un euro) facendo da traino anche al dollaro canadese, che risale da 1,48 a 1,46 per un euro. Stabile invece la sterlina britannica (a 0,87 per un euro) dopo che la Bank of England ha confermato allo 0,5% i tassi ufficiali: decisione in linea con i pronostici del mercato. La debolezza dell’euro favorisce la corona svedese, che risale da 10,20 a 10,19 per un euro. Perde invece terreno il dollaro australiano (da 1,56 a 1,58 per un euro), penalizzato da una serie di notizie negative: da una parte la Banca centrale che ha lasciato i tassi ufficiali fermi al 3,75% (ci si aspettava che li alzasse al 4%) preoccupata per il costo dei mutui, dall’altra il calo delle vendite al dettaglio a dicembre, che ha sorpreso negativamente i mercati.



Azioni privilegiate

Le azioni privilegiate si distinguono dalle ordinarie sia per i diritti patrimoniali sia per i diritti di partecipazione alle decisioni aziendali. Se infatti ricevono un dividendo più elevato delle ordinarie o un dividendo che è esclusivamente riservato a loro, non hanno però diritto di voto nelle assemblee degli azionisti (oppure hanno diritto di voto solo nelle assemblee straordinarie).



Delisting

Con “delisting”si intende l’operazione con cui si ritirano le azioni di una società dalla quotazione in Borsa.


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