|
Economie e mercati (08/02/2010)
IN EUROPA
Pur senza “fiammate”, i prezzi alla produzione e al
consumo continuano piano piano a risalire.
Ancora deboli le vendite al dettaglio: malgrado gli stimoli
all’economia da parte di governi e Banche centrali, le vendite nell’eurozona restano
inchiodate a dicembre sui livelli del mese precedente (il mercato si
aspettava un +0,6%). Il bilancio annuo è meno grave del -2% registrato a
novembre, ma resta negativo: -1,6%. L’economia a ritmi ridotti non impedisce ai
prezzi di crescere: in linea con le attese, i prezzi alla produzione
dell’eurozona salgono a dicembre dello 0,1% mensile. Rispetto a un anno
fa sono ancora in calo (-2,9%), ma il divario è più contenuto rispetto al -4,4%
di novembre. Stesso andamento per i prezzi alla produzione britannici:
a gennaio passano da un +3,5% a un +3,8%, anche in questo caso un andamento
in linea con i pronostici del mercato. Sempre in tema di prezzi, in
Italia c’è da registrare un rincaro anche per quelli al consumo. Stando ai
dati preliminari, infatti, l’inflazione di gennaio si attesta
all’1,3%, contro l’1% con cui aveva concluso il 2009; il mercato si
aspettava tuttavia un rincaro ancora più consistente, all’1,5%. Ma non è l’unica
notizia arrivata dall’Istat: l’istituto di statistica ha infatti
aggiornato il “paniere” di beni e servizi su cui viene calcolata
l’inflazione per renderlo più aderente ai consumi attuali. Nel calcolo
entrano, tra gli altri, i costi relativi alle badanti e agli smartphone,
mentre escono dall’analisi le lampadine a incandescenza, i fiammiferi e le
riparazioni degli orologi.
NEL MONDO
Diminuisce il tasso di disoccupazione negli Usa,
sorprendendo positivamente i mercati.
I dati sul mercato del lavoro Usa fanno emergere un quadro nel
complesso migliore delle aspettative. Il numero di buste paga
(escluso il settore agricolo, che è stagionale) è calato di 20.000 unità a
gennaio, contro attese di un aumento, ma è una flessione marginale rispetto
a quelle dei mesi scorsi. Inoltre, gli altri indicatori hanno superato le
aspettative: il tasso di
disoccupazione è calato dal 10% al 9,7%, mentre il mercato si aspettava
che rimanesse stabile sui valori di fine 2009. I disoccupati sono calati
non solo in percentuale, ma anche in valore assoluto: da 15,3 milioni
a 14,8 milioni. Salgono invece gli occupati, da 137,8 a 138,3 milioni: il
tasso di “occupazione” sale dal 58,2% al 58,4%. Notizie che rasserenano un
po’ gli animi dopo le preoccupazioni che erano emerse dai dati settimanali sui
sussidi di
disoccupazione: le richieste sono infatti salite a sorpresa da
472.000 a 480.000, il mercato si aspettava che calassero a 458.000. In linea
con le attese l’andamento del mercato immobiliare: l’indice che riassume i contratti di
acquisto in corso (per i quali è stato firmato un contratto ma non è
stata chiusa la transazione) sale a dicembre dell’1%. In Australia,
frenano a sorpresa le vendite al dettaglio: dopo il +1,4% mensile di
novembre il mercato si aspettava un +0,1% a dicembre, e invece le vendite sono
calate dello 0,7%. In Giappone, il “superindice” che riassume l’andamento
dell’economia sale da 91 a 94, leggermente meglio delle attese (93,4).
|
 |
Big Mac
Si chiama Big Mac l'indice calcolato in base al prezzo di un hamburger (Big Mac) in oltre cento Paesi. Questo indice serve per misurare il grado di sopra o sotto valutazione di una valuta sulla base del suo potere d’acquisto.
|
 |
 |
Coefficiente beta
Il beta è un indicatore della volatilità di un’azione rispetto al mercato di riferimento. Se un’azione ha un beta vicino a 1 il suo prezzo tende a muoversi in sintonia con il mercato. Più il beta si allontana dall’1, più l’azione reagisce in modo volatile. Un beta di 1,16, ad esempio, significa che la volatilità dell’azione è del 16% superiore alla media di riferimento.
|
 |
|