Cerca nel sito :  

Azioni
Schede tecniche
I nostri titoli preferiti
Comparazioni settoriali
Il mio portafoglio
Fondi
Schede tecniche
I fondi all'acquisto
Compara i fondi
Obbligazioni
Fisco
Class action
Avvisi ai risparmiatori
Servizi finanziari
Calcolatori
Investire dove, come e quanto
Conoscere e ripassare
Indice Soldi Sette
Comunicati stampa
Dichiarazione di responsabilità



Lo spendaccione di Washigton farà tremare il biglietto verde? (22/02/2010 )

Obama ha rinunciato ad andare sulla Luna, ma ha lanciato il deficit pubblico Usa alle stelle.

C'è da temere per le quotazioni del dollaro quando ricadrà sulle teste degli americani? Secondo noi no: la storia Usa mostra una buona capacità di gestire i debiti.

· L'amministrazione Usa ha recentemente annunciato per i prossimi anni un budget in cui volano le spese e si impenna il deficit pubblico (le uscite che superano le entrate) previsto addirittura al 10,6% del Pil (la ricchezza prodotta in un anno dalla nazione) per il 2010, con un modesto calo all'8,3% nel 2011 e poi giù verso livelli di poco superiori al 3% negli anni seguenti.

· Obama intende, infatti, aiutare la crescita con un intervento attivo dello Stato, con nuovi stimoli e un incremento della pressione fiscale, comunque non all'altezza del nuovo, più elevato, livello di spesa. Questo comporterà due risultati.

· Il primo è un boom del debito pubblico da qui a un paio di anni (si parla di 100% del Pil, un livello non più così distante da quello italiano), mentre il secondo è un deficit costantemente superiore ai parametri di Maastricht (i "paletti" entro cui si devono muovere i conti pubblici dei Paesi dell'eurozona). Ma allora gli Usa resteranno indebitati a livelli alti per sempre?

Più che un debito è una fisarmonica

· Se si guarda alla storia del debito pubblico americano si può notare che in 230 anni dall'indipendenza dall'Inghilterra ad oggi si è espanso e ridotto come una fisarmonica diverse volte. Gli Usa sono, infatti, nati con un debito sulle spalle, quello dovuto alle spese sostenute per la guerra d'indipendenza che a inizio '800 pesava per circa un quinto del Pil. Tra alti e bassi venne praticamente azzerato verso il 1835 e si mantenne su livelli bassissimi fino alla guerra di secessione quando esplose e salì a circa il 35% del Pil con punte del 40% a guerra conclusa verso il 1880. Poi di nuovo ci fu un lungo periodo di calo e negli anni dieci del secolo scorso il debito era di nuovo ridotto a meno di un ventesimo del Pil.

· Con la fine della prima guerra mondiale, in cui gli Usa erano entrati solo per pochi mesi, ci fu di nuovo una fiammata verso il 30% del Pil e poi di nuovo un calo sotto il 20% fino alla crisi del 1929. Lì iniziò a cambiare un po' tutto. Il new deal portò spese pubbliche e il debito saltò al 40% del Pil, quindi la seconda guerra mondiale lo fece impennare ben oltre il 100%, con punte del 120%. Sì, al di sopra dei livelli previsti da Obama.

· Ma anche allora la fiammata durò solo qualche anno e ora degli anni '50 il debito si era dimezzato per poi scendere rapidamente a un quarto dei livelli del dopoguerra (il 30% del Pil) negli anni '70. Da allora si entra nella storia recente con un debito al 60% del Pil degli anni '90 e l'impennata attuale. Ma com'è che il debito si è potuto espandere e ridurre così facilmente?

· Le risposte sono due: una si chiama crescita economica, l'altra si chiama inflazione. La crescita, facendo espandere l'economia, riduce il peso del debito sul suo complesso, l'inflazione erode il potere di acquisto del debito. E infatti, per "sterilizzare" gli effetti del superdebito l'amministrazione Obama conta su una crescita elevata oltre il 4% medio annuo.

C'è da temere per il dollaro?

· Questa la domanda che potrebbe farsi un investitore: se la situazione economica deraglia, magari anche la valuta è a rischio. La memoria insegna che il superdebito italiano è andato di pari passo con la debolezza della vecchia lira per due decenni, fino all'approdo dell'euro.

· La risposta, però, può essere rassicurante. Una valuta cala se c'è molta inflazione che la erode, ma se pure abbiamo indicato nel carovita una soluzione con cui i governi riducono il loro debito è anche vero che la Banca centrale americana è abbastanza indipendente da continuare a fare il suo mestiere (frenare i prezzi) in piena libertà, e infatti le attese di crescita di Obama sopra il 4% comprendono una stima dell'inflazione piuttosto moderata. Lo sboom del debito dovrebbe quindi avvenire con relativa lentezza, ma questo dovrebbe contribuire a non affossare il dollaro.

· I livelli del dollaro dipenderanno piuttosto dai tassi d'interesse: debito elevato significa un rischio maggiore e, quindi, tassi elevati, ma i tassi elevati attirano denaro dall'estero ed ecco che la valuta si apprezza o si manterrà comunque tale.

ANDAMENTO DEL DEBITO USA IN % SUL PIL DAL 1945 A OGGI

Amministrazione  

Anni  

Debito iniziale

Debito finale

Roosevelt/Truman

1945-1948

98%

98%

Truman

1949-1952

98%

74%

Eisenhower

1953-1960

74%

56%

Kennedy/Johnson

1961-1964

56%

49%

Johnson

1965-1968

49%

43%

Nixon

1969-1972

43%

37%

Nixon/Ford

1973-1976

37%

36%

Carter

1977-1980

36%

33%

Reagan

1981-1988

33%

52%

Bush (padre)

1989-1992

52%

64%

Clinton

1993-2000

64%

57%

Bush (figlio)

2001-2008

57%

69%

Obama

2009-2012

69%

oltre 100% (stima)

NB: Il picco del 121,7% è del 1946, già nel 1947 era al 110%. NB: il presidente Usa termina la carica il 20 gennaio; l'anno fiscale Usa, invece, termina il 30 settembre.



FTSE 100

 

DJ Stoxx o Eurostoxx 50

Il DJ Eurostoxx 50 è l'indice delle 50 principali azioni dei Paesi della zona euro.
Il DJ Stoxx 50 è l'indice delle 50 principali azioni europee, quindi non solo della zona euro, ma includendo anche Paesi come la Gran Bretagna, la Svizzera e via dicendo.

 

home inizio pagina