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Per speculatori: Turchia a rischio di crack?


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10 feb 2012


Ecco il nostro aggiornamento sull'investimento in Turchia.

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 Dopo un 2010 in cui la ricchezza turca (Pil) era salita del 9% e un 2011 parimenti in espansione a ritmo elevato (+8% è la stima del governo) l’economia del Paese rischia oggi di surriscaldarsi. A trainare la crescita è la domanda interna, il che potrebbe sorprendere, visto che tra 2009 e 2011 i salari sono cresciuti in media solo dell’1% annuo, ma a una analisi più attenta si nota un boom del credito.  Morale: il Paese sta diventando un caso scuola di ciò che accade quando un’economia corre troppo:
– incapaci di tener testa alla domanda, i produttori locali fanno funzionare le fabbriche al massimo spingendo i prezzi;
– lacci legislativi e carenze infrastrutturali causano distorsioni e spingono i prezzi;
– la ricchezza spinge l’acquisto di beni esteri e la bilancia commerciale va in rosso.
· L’inflazione a dicembre era al 10,2% dopo aver veleggiato al 10,5% nel 2011 e il deficit con l’estero è salito a oltre l’8% del Pil. Ora pare stabilizzarsi, ma non calerà in fretta. Il Paese deve attrarre capitali esteri per sostenere i consumi. Di capitali ne arrivano, però, non come investimenti diretti, ma come investimenti finanziari, veloci a venire e rapidi a scappare.
· Una politica fiscale severa avrebbe potuto rimediare a ciò, ma il governo per mantenere la popolarità non si è mosso. Né lo ha fatto la Banca centrale: anziché alzare i tassi ha puntato sulla svalutazione della moneta per spingere le esportazioni. Ha  inoltre aumentato le riserve obbligatorie delle banche per frenare il credito.
· Il successo di queste misure è parziale: la lira turca si è svalutata sull’euro, ma le esportazioni non sono esplose e neppure le altre misure sono riuscite ad andare del tutto a segno, visto che il credito sta crescendo del 35% annuo e l’inflazione resta un problema. I timori che la crescita debba frenare sono cresciuti insieme con la paura di una fuga degli investimenti esteri.
· Al di là di tutti questi problemi, il potenziale del Paese resta, però, elevato: la posizione ne fa un crocevia tra Est e Ovest, la sua popolazione è numerosa, lo Stato ha un debito pubblico solo al 40% del Pil e conti in ordine. Inoltre, il giudizio da parte delle tre principali agenzie di rating è vicino a passare da “per speculatori” a “per investitori”. Un suo rialzo non è dietro l’angolo, ma se Ankara migliorasse le sue politiche sarebbe possibile e potrebbe far aumentare non di poco gli investimenti esteri con benefici per tutta l’economia.
· Infine, la Borsa turca ha perso molto nel 2011 ed è ancora sotto i picchi del 2010.
· In questo contesto resta spazio per speculare sulla Borsa di Istanbul con l’Etf Lyxor Turkey (41,1 euro), ma attenzione: il 2012 potrebbe riservare pesanti sorprese e turbolenze molto forti qualora tornasse l’avversione al rischio da parte degli investitori internazionali. Investite in Turchia se e solo se potete permettervi questo rischio, oggi più alto di prima.