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Perché non indichiamo il cash flow delle banche


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· Nel nostro Supplemento tecnico, tra i dati relativi alle società trovate anche il cash flow, cioè il flusso di cassa generato dalla gestione. Per le banche e le assicurazioni, però, questo valore non è indicato poiché non lo riteniamo significativo. Come mai?

· Il cash flow può essere interpretato come risorse create dalla società attraverso la propria attività; è la differenza tra i ricavi "monetari", cioè quelli che comportano un effettivo incasso di denaro, e costi "monetari", cioè quelli che comportano un esborso.

· Per i settori industriali (alimentare, energetico, chimico, automobilistico…) il cash flow è un buon indicatore dell’andamento della società, perché dà un’idea della ricchezza generata internamente per finanziare il proprio sviluppo. Inoltre, poiché non considera elementi non monetari (ad esempio gli ammortamenti), ha il vantaggio rispetto all’utile di non essere influenzato da convenzioni contabili diverse da Paese a Paese.

· Per quale motivo il cash flow non è invece significativo per banche e assicurazioni? Per queste società il denaro non rappresenta solo uno strumento per incassare i ricavi e pagare i costi, ma rappresenta anche la "merce" trattata. Il flusso di cassa generato dalla gestione (ricavi meno costi, quindi il cash flow) rappresenta perciò solo una piccola parte del flusso di cassa complessivo, il quale comprende invece i depositi ricevuti e i prestiti erogati. In pratica, il cash flow delle banche tiene conto solo degli interessi riscossi o pagati (i quali rappresentano costi e ricavi per la società) ma non tiene conto del capitale entrato con i depositi della clientela o uscito con i finanziamenti. Vista quindi la sua scarsa rappresentatività, nel nostro Supplemento tecnico non trovate l’indicazione del cash flow per banche e assicurazioni: gli elementi da considerare per valutare queste società sono altri.