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Reverse convertible: se le conosci, le eviti


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Chiarimenti finanziari:

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· Il reverse convertible è un titolo obbligazionario, spesso di breve durata, il cui rendimento è collegato all'andamento di una particolare azione. Alla scadenza il risparmiatore potrà incassare una cedola più elevata di quelle offerte sul mercato da obbligazioni di pari durata. Inoltre, sempre alla scadenza, gli verrà rimborsato o il capitale investito o un numero di azioni prefissato all’origine. Riceverà il rimborso in denaro se il prezzo dell’azione alla data di scadenza sarà uguale o superiore a un prezzo base prefissato. In caso contrario otterrà in cambio una quantità di azioni prestabilita. Insomma, se le azioni vanno bene, se le tengono, se vanno male, le danno a voi. Alcuni reverse convertible sono accompagnati dalla clausola knock–in che rende meno probabile il rimborso sotto forma di azioni.
Per esempio: un knock–in pari al 70% significa che a scadenza il portatore riceverà azioni, anziché il rimborso del capitale, se il prezzo dell’azione fosse non solo inferiore al prezzo base, ma anche se sia stato almeno una volta, nel corso della vita del reverse convertible, uguale o inferiore al 70% del prezzo base. Va precisato, però, che a parità di condizioni un reverse convertible con clausola di knock–in offrirà una cedola inferiore a uno stesso titolo sprovvisto di detta clausola.
· È chiaro che un reverse convertible espone comunque l’investitore al rischio tipico di un titolo azionario. È ridotto grazie alla presenza della cedola, ma resta comunque.
· Inoltre il grado di liquidità di un reverse convertible, e quindi la possibilità di vendere e di liberarsi del titolo, sarà sempre inferiore, a volta di gran lunga, a quello associato all’azione sottostante.

La nostra opinione

· Venduti con l’abbaglio dell’alta cedola, i reverse convertible sono come un grasso verme su di un amo – per chi di pesca ci capisce, come una cigliegia. Una trappola per il risparmiatore che abbocca.
· Calcolarne il rendimento è un lavoro da professionisti: il risparmiatore non ha né le conoscenze né gli strumenti per dare a queste obbligazioni il giusto valore. Gli emittenti lo sanno benissimo e su questo speculano.
Per quella che è stata la nostra esperienza di valutazione di questi prodotti, il risparmiatore guadagna solo quando è statisticamente improbabile – e siamo cortesi – che lo faccia.