Se l'America non suona il rock
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30 ago 2010
Sulla spinta di risultati societari positivi le Borse si sono ben comportate fino alla prima settimana d’agosto. Poi il timore di una nuova recessione negli Usa ha determinato un brusco cambio di direzione.
Circa l’80% delle società che fanno parte dell’indice S&P500, quello che meglio sintetizza l’andamento di Wall Street, ha battuto le attese degli analisti. Anche in Europa la stagione dei risultati trimestrali ha riservato segnali positivi. In particolare sono stati i conti di diversi colossi bancari, come l’inglese Hsbc o la francese Bnp Paribas, a fornire indicazioni positive e a generare ottimismo sul mercato. Le Borse fino alla prima settimana di agosto hanno quindi continuato a correre all’insù, seguendo la buona intonazione che aveva caratterizzato il mese di luglio. Poi, però, i segnali dal mondo societario non sono più bastati a distrarre dall’amara realtà dei dati macroeconomici. In particolare sono stati quelli giunti dagli Stati Uniti a preoccupare di più. Il mercato immobiliare arranca, la disoccupazione resta comunque elevata e i timori di una nuova recessione serpeggiano tra gli investitori. Se gli Stati Uniti sembrano non essere in grado di correre come si sperava, anche in Europa le cose non vanno tanto meglio. Certo, c’è una Germania in gran spolvero, ma gli altri Paesi se la devono vedere ancora con tassi di crescita stentati e con finanze pubbliche disastrate (vedi l’Irlanda gravata dal salvataggio del suo sistema finanziario). Per questo motivo la seconda parte di agosto ha visto i listini azionari caratterizzati da un andamento in discesa. Il bilancio delle ultime 4 settimane (tutti i dati si riferiscono al periodo dal 23 luglio al 27 agosto) si è chiuso così con la Borsa di New York in calo del 3,5%. Le Borse europee hanno visto risultati compresi tra il -2,1% di Londra e il -6% di Amsterdam. Piazza Affari ha ceduto il 3,8%.


