Tassi e valute
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20 feb 2012
Mentre i creditori privati trattano con Atene i tagli ai rimborsi, la Bce potrebbe uscirne indenne.
Con i riflettori costantemente puntati sulla Grecia, la nuova raffica di tagli ai giudizi di affidabilità da parte di Moody è passata quasi inosservata. I tempi per il salvataggio di Atene si fanno sempre più stretti: il mercato, negli ultimi giorni, si è mostrato ottimista su un esito favorevole delle trattative e sulla concessione dell’ormai famoso prestito da 130 miliardi, ma nel frattempo si è aperto anche il “capitolo” Bce. L’ipotesi di scambio dei vecchi titoli con un taglio nei rimborsi (scambio per ora su base volontaria, ma Atene sta studiando la possibilità di imporlo forzatamente) tocca solo i creditori privati e non la Bce, così come le Banche centrali dei singoli Paesi che hanno acquistato titoli greci. Queste ultime potrebbero comunque aderire allo scambio dei titoli, accollandosi una parte delle perdite, mentre la Bce dovrebbe uscirne in pareggio o addirittura con un guadagno: l’istituto centrale potrebbe rivendere i titoli al fondo salva-Stati o alla stessa Grecia. È vero che l’eventuale profitto verrebbe ripartito tra gli Stati per essere trasferito alla Grecia, ma sulle modalità con cui avverrebbe questo trasferimento non c’è ancora chiarezza. Inoltre, ci sono sempre più dubbi sul fatto che i 130 miliardi di aiuti siano sufficienti a salvare Atene: secondo diverse analisi, la Grecia non centrerà l’obiettivo di un rapporto tra debito e Pil (la ricchezza prodotta) del 120% entro il 2020. A riprova della sfiducia sulla capacità di Atene di uscire dalle secche, diversi Stati europei stanno spingendo affinché gli aiuti europei siano “vincolati” in un conto appositamente dedicato a ripagare i debiti in scadenza, impedendo ad Atene di utilizzare questi fondi per altri scopi. Le recenti schiarite non devono quindi far pensare che tutti i rischi siano alle spalle. I finanziamenti “a pioggia” della Bce alle banche stanno impedendo l’estendersi della tensione ad altri Paesi, ma non è detto che il “doping” della Bce duri. Per questo motivo, per i nuovi acquisti di BTp cominciate a puntare su scadenze un po’ più brevi di quelle che vi abbiamo consigliato finora, in modo da ridurre i rischi. Ve ne parliamo più nel dettaglio alle pagine 12-13, dove facciamo il punto su tutta la nostra strategia sulle obbligazioni in euro.
Atene pesa sull’euro
La Grecia zavorra la nostra valuta, che non guadagna terreno malgrado dei dati deludenti da Usa e Canada.
L’alternarsi di speranze e delusioni sul fronte greco hanno pesato sull’euro, che nel confronto con le altre valute non è riuscito a scostarsi molto dai livelli di sette giorni fa. Appesantito anche dalla cautela del bollettino mensile della Banca centrale europea, l’euro scivola leggermente rispetto alla sterlina: la valuta d’oltremanica risale da 0,84 a 0,83 per un euro. Stabile invece il dollaro Usa, a 1,32 per un euro: i deludenti risultati nella produzione e nel commercio Usa impediscono al biglietto verde di approfittare delle incertezze dell’eurozona. Fermo sui valori di sette giorni fa anche il dollaro australiano, a 1,23 per un euro; si rivaluta invece da 1,32 a 1,31 per un euro il dollaro canadese, nonostante l’inflazione più alta del previsto. La corona svedese è l’unica ad arretrare rispetto alla nostra valuta (da 8,80 a 8,84 per un euro). Ad appesantirla è la cautela sulle prospettive economiche espressa dalla Banca centrale svedese, che ha tagliato i tassi ufficiali dall’1,75% all’1,5%.


